La ragazza (troppo) perfetta

Michela Marzano ieri su Repubblica a proposito della diffusa, preoccupante e qualche volta controproducente secchionaggine femminile.

Come si fa a non voler essere perfette in un mondo in cui, fin da piccole, ci siè sentito ripetere che la perfezione era l’unico modo per dare un senso alla propria esistenza? Come ci si può distaccare dallo sguardo altrui e ascoltarsi – ascoltare quello che si desidera, quello che si vuole, quello che si sogna – quando si è imparato solo l’impegno e il sacrificio? Come si fa a capire che la vita, talvolta, può essere altro, meno faticosa, meno impegnativa, meno pesante? È semplice. Non si fa. Non si può. Non lo si pensa nemmeno.

Ma Marzano ma certo che si fa, che si può, che lo si pensa e pure parecchio. Perchè insisti con questo concetto dell’inevitabilità, come in Volevo essere una farfalla, prima ci spieghi bene bene come e perchè ci si ammala di anoressia, poi con coraggio come ci si cura e il volume sembra avviarsi alla conclusione che  dai, ci si mette d’impegno per comprendere se stessi e così si risolvono un po’ di guai, non tutti ma un po’ si. Non fosse che poi nel capitolo finale arriva la riflessione ad effetto che dopotutto per quanto tu possa comprendere te stesso e risolvere un po’ di tuoi guai, alla fin fine erano guai inevitabili, eh si si, proprio inevitabili, già.

Ma si fa eccome. Certo c’è qualche ovvio svantaggio. Non so dire quale sia la strada da augurarsi, avendone sperimentata finora una sola, se il riconoscimento sociale con dolorose a volte debilitanti somatizzazioni, o un profilo mesto con un animo dove si sta comodi come nei Santi di Buzzati.

Di certo mi distuba che si neghi la possibilità dell’alternativa.

Advertisements