Una specie di progetto steampunk

Speravo tanto che il progetto per il Polo Culturale all’ex Ospedale Sant’Agostino di Modena mi piacesse. Ho atteso la presentazione, la mostra, i commenti. Ci contavo. Edificio settecentesco, spazio da riqualificare già cementato, nuova biblioteca in città, progetto di Gae Aulenti. Cosa poteva andare storto? Nel frattempo il mio arcinemico l’assessore Sitta, fautore di uno sconcertante progresso arretrato, si era pure dimesso.

Insomma già vagheggiavo la frequentazione di un piccolo Beaubourg. E invece putroppo il progretto del Polo Culturale non mi convince. Possibile che non mi vada mai bene niente?

Tanto per cominciare, perchè coprire il cortile? E’ un cortile interno in una delle zone più trafficate e cementate della città. I cortili interni nelle zone trafficate e cementate sono belli, sono utili, ci si sta seduti all’aria aperta sotto a un albero o almeno accanto a un cescpuglio. Immagino che l’idea di coprilo dipenda dalla volontà di creare uno spazio per i frequentatori. Bene, allora questo spazio deve essere confortevole. Parliamo della copertura. Le coperture vetrare vanno bene in Nord Europa, in Italia diventano invariabilmente serre asfittiche. L’intenzione è che siano luminose, ma la luce della Pianura Padana è giallastra, il cielo è quasi sempre bianco, quindi la luce sarà opaca, spessa, probabilmente opprimente. Rendiamoci conto, non è come stare a Helsinki sotto un bel cielo estivo azzurro con le nuvolette. E comunque fuori dal Kiasma c’è un prato. Fuori dal Polo Culturale prima c’era un prato ma ora c’è solo un controverso parcheggio sotterraneo. Inoltre una copertura vetrata, in una città dove nei mesi estivi si superano i 40 gradi, avrà bisogno di un notevole impianto di climatizzazione e di ventilazione. Oppure di una chiusura estiva prolungata.

Ma quello che più mi turba è la faccenda delle cosidette lame librarie. Torri vetrate alte 23 metri, a quanto si dice, che svetteranno sul Polo Librario. Un fantasmagorico nuovo landmark, che di per sé non mi disturba devo ammettere, disturba Italia Nostra, ma non me, io sono tiepidamente favorevole. Mi preoccupa però che in queste lame librarie saranno custoditi i libri della Biblioteca Poletti e della Biblioteca Estense, gestiti da un braccio automatizzato. Vale a dire, le due biblioteche non saranno più, come sono ora o almeno come è la deliziosa Biblioteca Poletti, biblioteche a scaffali aperti.

Forse io sono troppo romantica, ma per me le biblioteche, in particolare quelle pubbliche, devono essere a scaffali aperti. Il lettore deve potersi aggirare, deve poter guardare, sfogliare, leggere. Il lettore che legge.

Perché limitare il lettore nella lettura? Forse si possiedono volumi preziosi e il lettore è un vandalo? Questa è una motivazione che comprendo. D’altra parte mi pare drastico ed eccessivo rinchiudere i libri dentro torri vetrate accessibili solo da un braccio meccanico.

Io sono cresciuta con il cyberpunk quindi un po’ so quel che dico. Biblioteche che non hanno gli spazi e/o le politiche per gli scaffali aperti, che mettono i libri in un deposito, con il lettore che deve richiederli a determinati orari compilando determinati moduli, con un braccio meccanico a sostituire il vecchio obiettore di coscienza e il suo bravo montacarichi, non sono il futuro, sono il passato.

Praticamente, tra il cielo bianco e il montacarichi futuristico qesto è un progetto post-apocalittico retrò, un specie di progetto steampunk. Si spera che il braccio automatizzato diventi senziente. Potrebbe anche succedere. Visto che sarà l’unico a poter accedere liberamente ai libri, sarà anche l’unico a poterli leggere liberamente,  e si sa come vanno queste cose.

Comunque staremo a vedere. Sarò ben felice di ricredermi, se me ne verrà dato valido motivo.

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Tom Gauld

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