Partire dal fondo

L’altro sabato mattina stavo leggendo Chomsky nel segreto del mio soggiorno quando è suonato il campanello. Donna di mezz’età così com’ero, con la tuta grigia, la maglietta sbiadita di Fifi Lapin e i capelli annodati, l’aspirapolvere sullo sfondo, mi mancavano solo gli occhi bistrati e la sigaretta, ho aperto la porta alla ventenne bionda che vende Lotta Comunista una volta all’anno nel mio quartiere. Io voglio bene alla ventenne bionda che vende Lotta Comunista una volta all’anno nel mio quartiere, sempre bionda, sempre energica, ha persino i brufoli, ma è sempre una persona diversa. Volevo dirle, ciao, guarda, sto giusto giusto leggendo Chomsky! Ma ho preferito seguire il corso naturale della conversazione.

VBCVLC – Ciao, ci conosci già?
G – Si si
VBCVLC – Grande! Dove ci hai trovato?
G – Aehm.. all’università, ma vent’anni fa…
VBCVLC – Non so se avevi letto il giornale allora, ma questa volta ti consiglio di partire dal fondo
G – Dal fondo?
VBCVLC – Si, c’è un’analisi della situazione in Bangladesh
G – …

L’anno scorso era andata così:

VBCVLC – Ciao, ci conosci già?
G – Si si
VBCVLC – Dai! Dove ci hai beccato, all’uni?
G – Si…

chomsky

Comunque Lotta Comunista è sempre una lettura vintage piacevole, come un episodio di Downton Abbey. Vedete per esempio questa bella analisi elegante e dignitosa della nostra squallida condizione, a firma di Guido La Barbera himself.

Sulla cesura di “Tangentopoli”, da vent’anni si è sovrapposta una cultura politica rudimentale, sviluppatasi a partire dalo squilibrio tra i poteri e dalle inziative giudiziarie che avevano annichilito DC e PSI. Derivato di quella cultura è il mito della società civile contrapposta alla corruzione politica, senza che gli eredi dell’ex PCI abbiano mai compreso a fondo, o accettato,  quanto la psicologia sociale di quella socità civile trovasse invece il suo riferimento nel berlusconismo e nella Lega. L’ideologia  della societa civile a ben vedere è una forma di populismo, fondata sul mito che la verità e l’efficacia di visione e di decisione sarebbero nella “gente“, nell'”opinione pubblica“, appunto nel “popolo” senza distinzione di classe mentre la causa delle difficoltà risiederebbe nelle élite, politiche ed economiche, corrotte o incapaci.

Prodotto tipico della cultura politica americana, in Italia questa ideologia semplificatrice si è saldata con la rincorsa giudiziaria  e con la cattiva pedagogia dei grandi giornali, “Correre della Sera” e “Repubblica” in testa, che per vent’anni l’hanno coltivata, a metà tra il machiavello politico e il calcolo editoriale. Il primitivismo di questa concezione ha anche favorito il succedersi a rincorsa di formazioni più o meno effimene che ne hanno sfruttato il richiamo: inizialmente la Lega, poi Italia dei valori di Antonio Di Pietro, oggi per una quota i Cinque Stelle di Beppe Grillo.

Se non siete convinti provate a leggere per intero un articolo di cronaca o di costume a caso indifferentemente su Corriere e Repubblica online, e di seguito tutti i commenti della società civile.

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