Calcare e Cognetti

Sabato scorso sono andata al Festival Letteratura di Mantova. Tutti gentili, cena in un cortile, navetta ibrida, una sciccheria.

Pensavo che Tozzi parlasse della tettonica delle placche invece ha parlato dei numeri grandi grandi, in termini geologici e strategici. Era molto abbonzato. Secondo me ha tantissime ammiratrici e infatti ho avuto difficoltà ad avvicinarmi al palco perché c’erano parecchie donne che prendevano appunti.

Alla sera poi ho trovato una fila ragguardevole per Zerocalcare. Arrivavano, chiedevano, è questa la fila per Zerocalcare, si, ok. Naturalmente non avevo il biglietto, ma mi sentivo tranquilla per via del titolo dell’incontro, I trentenni non esistono, da relativa storia. Capisco perfettamente perché i trentenni non esistono ma io me ne chiamo fuori, se mai sono stata trentenne, e probabilmente non lo sono mai stata, in ogni caso smetterò presto di esserlo.

Ad un certo punto il giovane cortese addetto alla fila ci comunica, con visibile disagio e disappunto, che noi in fondo alla fila non avremo il posto a sedere, solo in piedi o seduti per terra. Ma non era un incontro sui trentenni? Un trentenne può ben sedersi per terra, a maggior ragione se è inesistente.
Insomma, Calcare m’è molto piaciuto, soprattutto quando ha detto che lui si sente normalissimo (mentre gli altri gli sembrano tutti fuori di testa in particolare se visti da vicino). Io la penso esattamente allo stesso modo, mi sento normalissima. Inoltre, già avevo ritrattato le mie patetiche riserve, ora ho avuto la conferma che quello che mi sembrava a volte un ripiegamento giovanilisto pop, è in realtà in tutto e per tutto un esorcismo, e io lo pratico volentieri con Calcare leggendo i suoi fumetti, anche se non capisco la metà dei riferimenti (soprattutto quelli sui videogiochi).

trentenni

Di Cognetti abbiamo già parlato e non ho niente di nuovo da aggiungere, a parte bello ma adesso vogliamo l’ASTRONAVE! RAGGIO TRAENTE!

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