Noah

Ieri sono andata ad ascoltare Zygmunt Bauman al festival della filosofia, che su Twitter ha l’atroce tag #festivalfilo (raga dopo il festivalfilo andiamo tutti a prendere l’ape).

G – Ti va di andare a sentire Zygmunt Bauman?
Logan – Si perché no
G – Ti devo avvertire che il tema è molto trito
Logan – La tettonica delle placche?
G – No, l’amore
Logan – …
G – Nello specifico l’amore liquido
Logan – …

E’ stato come trovarsi di fronte al Maestro Yoda, tranne che Carpi non assomiglia per niente al pianeta Dagobah. In sintesi Bauman nella sua lezione ha spiegato che i gadget elettronici fatti per essere amati sono, ma ultimatamente al nostro narcisismo servono, e solo attraverso l’amore nella vita reale vincere il narcisismo possiamo.

Se dopo aver sentito Bauman io mi sento sempre un po’ riconciliata con l’umanità, poi arrivano le domande del pubblico ad abbattermi. Sembravano le domande che la gente rivolge a Quelo.

Ma nella vita online siamo pro o consumer? Essere consumer è male, ma forse ora siamo prosumer, non è meglio?

A questa domanda Bauman con pazienza ha risposto che bisogna distinguere tra consumer e consumerism, che sono cose diverse, e tutto sommato chi se ne importa se siamo pro consumer o prosumer, il punto è che nei rapporti on line si disimparano i rapporti nella realtà (io su questo non mi trovo del tuttissimo d’accordo ma capisco il punto).

Sono un giovane studente precario figlio dei tempi. La vita è più felice adesso, o era più felice prima?

Qua Bauman ha riso bonariamente, forse resistendo alla tentazione di rispondere “la seconda che hai detto”. Naturalmente ha spiegato che nessuno lo sa, perché ognuno è calato nel suo tempo e non conosce il tempo degli altri.

Oggi mi è capitato di vedere un corto notevolissimo, Noah. Mi è stato inviato in quanto documento agghiacciate, ma devo ammettere, con un certo imbarazzo, di averlo trovato divertente (oltre che interessante dal punto di vista sociologico, filmico ecc. ecc.).

Io sono stata adolescente in epoca pre-internet, eppure ricordo molto distintamente che i rapporti personali erano esattamente così, istantanei, brutali, scemi, socialissimi e iperconnessi (seppur tramite canali e marchingegni arcaici come il telefono a rotella, la prolunga del cavo del telefono, l’elenco del telefono, i bigliettini di carta e le scritte sulle mani). Per questo non mi trovo del tuttissimo d’accordo con Bauman quando dice che con i rapporti online si disimparano i rapporti nella vita reale. I rapporti nella vita reale sono già un macello, soprattutto da adolescenti, e il nostro cervello dal punto di vista cognitivo è attrezzatissimo per i social network, anzi non sembrava aspettare altro. Mi preoccupa di più sinceramente il tag #festivalfilo, proprio sociolinguisticamente.

Mentre guardavo il corto io stessa sono passata diverse volte da Twitter alla posta a Wikipedia, finché mi sono resa conto di cosa stavo facendo e mi sono fermata, con una certa fatica.

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