Japantown

Per tutto giugno e luglio, ho nuotato alla piscina dei pompieri. No purtroppo non ci sono i pompieri alla piscina  dei pompieri, almeno non nell’orario del nuoto libero. Ma prima o poi potrebbero comparire. Inoltre, sulla strada dall’ufficio alla piscina, per tutta l’estrate, ha luccicato al sole un magnifico gigantesco manifesto motivazionale che mostrava Wolverine senza camicia.

thewolverine

Io mi sono un po’ scocciata di film di supereroi, ma come si fa a non andare a vedere il film di Wolverine in Giappone? Così per fare una cosa fatta bene, lo sono andata a vedere al Sundance Kabuki di San Francisco. Io quando allungo soldi a Robert Redford spero sempre che ci si compri un bisonte in più, o un mustang. Prima del film ho mangiato una ciotola di ramen rovente a Japantown, per tutto il film poi ho avuto nei capelli i fumi deliziosi di ramen, anche per tutta la notte e alla mattina, finchè sono arrivata a Point Reyes National Seashore e hanno iniziato a profumare di Point Reyes National Seashore, che è un favoloso bouquet di nebbia di avvezione, cespugli costieri e faglia di Sant’Andrea.

Insomma il film mi è parso una scemenza. Wolverine d’altronde. Come i suoi boschi canadesi, la pettinatura improbabile e gli addominali. Più Hugh Jackman si spogliava, più i miei soldi mi sembravano ben spesi. Ma allo
stesso tempo mi sentivo a disagio e in colpa, lì seduta sedentaria sulla poltrona imbottita. Il pensiero che la mattina dopo sabbero inziati tre giorni di trekking non mi consolava. Io dovevo muovermi. Subito. Work-out work-out work-out ripeteva una vocina nel cervello, una vocina come la sentono tutti i junkie del mondo.

Ma era notte, c’era la nebbia, il tassista non sapeva come andare da Japantown al Castro (che praticamente è vai sempre dritto poi ti dico io dove girare, cinque minuti), e io volevo andare in palestra. E la palestra nemmeno mi piace, preferisco decisamente gli sport codificati.

Fortunatamente il giorno prima ero stata da Lululemon e avevo comprato un paio di controversi pantaloni Astro, quelli della tragicomica recall primaverile, ritirati in quanto troppo trasparenti. A me gli yoga pants americani piacciono moltissimo, soprattutto con la fold down waist, lo so che c’è il dibattito sull’uso improprio, ma mi sforzo di non metterli fuori dalla palestra (come mi sforzo di non indossare short in ufficio o i Vibram in città).

Per non farmi mancare niente della mia esperienza di pudico fitness americano mi ero anche comprata un paio di mutandine Under Armour, quelle che giurano che mai e poi mai ti si vedrà il segno dell’orlo attraverso i pantaloni (grave problema dell’umanità), difatti loro fanno l’orlo al vivo, ma non quello finto stracciato, no, loro la mutandina la tagliano al laser.

Comunque mentre stavo alla finestra, nella notte di San Francisco, nella mia stanza di B&B nel Castro con vista sulla baia (vista si fa per dire data la nebbia di avvezione che in agosto è perenne, me ne sono fatta una ragione ormai), pensavo, ecco, dopo questa magnifica vacanza sportiva, trekking, kayak e surf, tornerò alla mia quotidianità di travet e come farò, dovrò sbattermi di qua e di là nottetempo, per mettere insieme l’esercizio aerobico con l’esercizio anaerobico, il core con lo stretching e comunque fino a metà settembre nulla di fatto.

E’ stato lì che ho deciso di abbandonare per quest’anno i centri danza, dove si va in giro con le mezze punte bucate, i pantaloni a tunica per lo yoga e tecnologici calzari da pilates, per una palestra convenzionale con l’abbonamento open.

Perciò al ritorno in Italia ho fatto il giro delle palestre raggiungibili in pausa pranzo dall’ufficio e ho scelto quella con il bagno turco più bello. Poi mi sono messa le mutandine tecniche tagliate al laser, gli Astro post-recall, i Vibram color magenta (del barefoot running parliamo un’altra volta, e ho qualcosa da dire anche sul barefoot horse), una maglietta di Toy Story, ed eccomi qui da settimane frequentatrice di palestra convenzionale.

Non so, me lo ricordavo peggio. Intanto ci sono pochissime donne, quindi pochi sguardi che valutano il mio abbigliamento, inoltre gli spogliatoi sono sgombri e bagno turco, sauna e idromassaggio sono tutti per me. Ma il meglio è il fatto che gli uomini, seppur numerosi, non mi guardano affatto. Sarà per l’assoluta coprenza dei miei Lululemon, sarà per l’assenza di segno dell’orlo della mutandina Under Armour, sarà forse il proverbiale narcisimo dei palestrati, fatto sta che è come essere invisibili. In palestra nessuno fa caso a me, alle mie bizzarre calzature, e al fatto che il giorno dopo l’uscita dell’episodio di Night Vale rido sul treadmill e sghignazzo mentre faccio gli addominali.

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