Carlo, che guaio

Dai, chi non ha pensato, domenica verso metà pomeriggio, no di nuovo un reclamo della Federazione americana ora come al solito ci perdiamo una medaglia. Sincerità, chi non l’ha pensato. Io l’ho pensato, difatti la premiazione della trave non l’ho neanche guardata, sono andata a farmi una tazza di tè e a rispondere all’sms di un amico ex-ginnasta. Cosa credevate che intedessi con “non so se inziate a notare una tedenza”, due post fa?

La ginnastica ha questo problema di non essere ancora intervenuta adeguatamente sui sistemi di punteggio, come invece ha fatto il pattinaggio artistico quando la parzialità politica dei giudici è diventata talmente preponderante rispetto ai risultati sportivi, che non aveva più nemmeno senso seguire le gare, figuriamoci allernarsi per affrontarle.

Avete idea di cosa significa, in termini di tempo, denaro e dolore fisico, prepararsi per una competizione internazionale di uno sport di destrezza? Io no, ma l’impressione che mi sono fatta è che servano una decina di anni giorno e notte, una sacco di soldi, e che i piedi facciano malissimo tutto il tempo. Non è carino che proprio nell’anno olimpico tu sei al massimo della forma ma c’è la guerra fredda e l’evento è nell’altro blocco quindi non ci puoi andare, oppure arrivi lì ma fai parte di una Federazione sfigatella e nessun giudice ti si fila. Oppure i giudici si erano messi già d’accordo da due anni per uno scambio di voti e proprio quel giorno non è il turno del tuo paese. Penso alla carrellata di schifezze del genere a cui ho assistito nella mia vita di spettatore, dagli anni Ottanta a oggi. Insomma deve un po’ valerne la pena, come spettatore, figuriamoci come atleta.

Il nuovo sistema di punteggi del pattinaggio artistico non è perfetto, per esempio in certi frangenti olimpici ancora non è chiaro se conti di più atterrare un quadruplo o far parte di una federazione forte, inoltre è un incubo da calcolo integrale, d’altra parte è indiscutibilmente molto più oggettivo del sistema precendete, e nella maggior parte dei casi lascia meno spazio a polemiche e illazioni. La ginnastica ha modificato il sistema di punteggi diverse volte, ma a mio parere in modo non abbastanza radicale. Se vuole mantenere credibilità di fronte a pubblico e atleti, dovrà fare di più.

Carlotta Ferlito si è messa in un orrendo guaio, perché voleva accusare i giudici di essere troppo ossequiosi di fronte alla federazione americana a discapito della federazione italiana, ma le sue parole sono suonate come una critica alla Biles in quanto nera. A peggiorare le cose, la Federazione stessa è intervenuta con una imbarazzate commento sulla superiorità fisica degli atleti africani, commento quello si davvero razzista. Ferlito si è scusata, doveva e l’ha fatto. La Federazione doveva scusarsi, doveva e invece. E’ un peccato perché tutto questo danneggia Ferlito in primis, che è all’inizio di una io spero brillante carriera internazionale e non ha certo bisogno di queste complicazioni, danneggia Biles che ci sarà sicuramente rimasta male, danneggia persino Giovanni Rana, e mette in secondo piano il concreto problema di fondo, quello della parzialità politica dei giudici.

La Ferlito ha fatto un commento razzista? Si, purtroppo. Ma è stata sfortunata, è caduta in una trappola di stereotipo culturale. Se la Biles invece che nera fosse stata wasp tinta di biondo platino probabilmente la Ferlito avrebbe detto “la prossima volta ci ossigeniamo i capelli così vinciamo anche noi” e non sarebbe successo proprio niente. La Ferlito è razzista? Non lo sappiamo, sappiamo solo che sospetta i giudici di preferire le ginnaste americane perché la loro Federazione è potente. L’Italia è un paese razzista? Si, molto. L’America è un paese razzista? Fate voi. Vedete però che come esercizio di astrazione mediatica funziona molto bene.

Comunque sempre triste fare brutta figura, come quella volta che Marchei chiamò le tecnicamente temibilissime pattinatrici asiatiche “musi gialli”. D’altra parte quando c’è un punteggio politico, se c’è, la figura peggiore la fanno sempre i giudici. Io in quesi casi penso sempre all’eleganza con la quale il mio amatissimo Iordan Iovtchev incassò l’argento olimpico ad Atene (e di conseguenza Chechi scivolò terzo), mentre l’oro andò immeritatamente, come tutti sanno, all’atleta di casa.

Quando c’è un punteggio politico, se c’è, lasciamo che la brutta figura la facciano i giudici.

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