Disgustorama

Guardate, questa iniziativa è certamente benemerita e benintenzionata, ma io, in quanto donna che lavora nell’IT nel settore privato, la trovo sessista e ridicola. Perdonatemi eh.

Ragazzedigitali

D’accordo, sappiamo benissimo che tutti i dati dimostrano come le donne siano scarsamente coinvolte nella proposta di nuove tecnologie, servizi e applicazioni informatiche.

Ma il motivo non è che le ragazze si interessano poco all’informatica. Il mondo straborda di ragazze che si interessano all’informatica. Al MIT da due anni ci sono più studentesse che studenti! Perché mai poi sarebbe necessario avvicinare gradualmente e ragazze alle nuove tecnologie? Perché essendo ragazze non vogliamo spaventarle, meglio un approccio morbido? Non vogliamo che si preoccupino troppo con le loro belle testoline (e infatti nel manifesto c’è la ragazza che si preccopa con la sua bella testolina, ma non troppo mi raccomando).

Io ho fatto il liceo scientifico a indirizzo informatico, e sei mi avessero proposto un campus estivo di questo genere mi sarei pure offesa. Rifugiarmi in un gineceo! Avrei fatto ingoiare il mouse all’interlocutore, peccato che all’epoca non esistevano i mouse.

Non sono le ragazze il problema, cari miei. Il problema è il mercato. Quando una donna sceglie la facoltà universitaria, si chiede giustamente quale sia il percorso che le permetterà di trovare un lavoro con il quale mantenersi. Osserva il mercato e nota che il settore dell’IT, in paricolare nel privato, paga molto poco le donne rispetto agli uomini. Non è cedere a stereotipi di genere che inconsapevolmente condizionano la scelta del percorso di studi universitari. E’ decidere razionalmente di indirizzarsi ad un settore dove le donne siano pagate almeno quanto gli uomini.

Invece qui sembra che il problema siano le ragazze. Che non vengono avvicinate gradualmente, che hanno bisogno di esperti di politiche di genere, anzi esperte di politiche di genere, sai che differenza, che forniscano modelli di ruolo femminili diversi da quelli che la società quotidianamente veicola.

Certo, aiutiamo le povere ragazze, facciamo credere loro che il problema sia motivazionale. Ma mi raccomando non diciamo niente di quello che succede sul mercato, del percorso borsista, poi stagista, poi collaboratore a progetto e poi niente bisogna ricominciare altrove da stagista (il metodo Fornero). Cosa credere che succeda in concreto a chi ci prova? Dopo qualche anno di questa trafila, vanno quasi tutte a insegnare! E chi per qualche motivo resta fa la parte di Don Quixote, o meglio fa la parte Ronzinante. Alla faccia del futuro smart.

Tra l’altro vi dirò, scrivere codice sembrava molto più divertente quando a farlo era Bonnie in tuta da meccanico sul sedile del passeggero di KITT.

Invece sulla questione sportiva mi trovo abbastanza d’accordo. Se le donne tendenzialmente si interessano poco di sport è colpa loro, è perché hanno il culo pesante, scusate l’orrido pregiudizio che mi anima da sempre, quindi è bene incitarle anche con un certo paternalismo. Ben venga dunque l’intervento dal titolo solo apparentemente delirante:

Ingegneria sotto la rete: la partita del futuro: essere ingegnera sportiva.

Ma donne e tecnologie un connubbio possibile? Non vi suona come uomini e ferro da stiro un connubbio possibile? Io lo trovo ridicolo.

Disgustorama e disgustomatico.

Advertisements