HMY Britannia

Mi ero lasciata sfuggire l’occasione di vedere The Audience a teatro, con la scusa che erano rimasti pochi biglietti e tutti costosi, perché sotto sotto temevo che si sarebbe trattato di tre ore di seduta di psicanalisi insieme alla Thatcher. Per me inaffrontabile. Ognuno ha il suo rapporto discutibile con Margaret Thatcher. C’è chi ne era ossessionato sensualmente come David Foster Wallace. C’è chi ne era affascinato perché rappresentava il potere, un potere qualunque, purché potente, il più potente possibile. C’è chi come me ne era spaventosamente disgustato. E non venitemi a dire che era una donna e allora è diverso, perché non è diverso, è del tutto indifferente di che sesso fosse.

Bene, fortunatamente The Audience riserva a Margaret Thatcher uno spazio breve, e in quello spazio breve dice onestamente qualcosa di vero, e cioè che qualunque opinione politica avessimo di Margaret Thatcher, qualunque fosse la nostra classe, il nostro censo, la nostra età, il nostro sesso, la nostra nazionalità, siamo stati obbligati a ubbidire. Oggi la nostra società, cioè l’assenza di tessuto sociale, è il diretto risultato della sua visione, e noi non ci abbiamo potuto fare proprio niente, a parte eventualmente un po’ di controcultura.

Nemmeno la Regina poteva farci niente. D’accordo, la Regina non può farci niente per costuzione, che poi è il punto di The Audience, e cioè come incontrare ogni settimana il Primo Ministro, chiunque sia, e non avere alcun potere, costretti ad essere spettatori come tutti gli altri, con diritto soltanto a un gesto, un commento personale, una espressione, magari un dialogo con noi stessi adolescenti (nella versione NTLive che ho visto, young Elizabeth era una bravissima Nell Williams). Siamo noi la Regina. Ci sentiamo esattamente così. E anche a noi sono venuti i capelli bianchi, ad assistere all’avvicendarsi di così tanti Primi Ministri.

Mi è molto piaciuto il testo di Moran e non tanto per la dimensione privata, ma proprio per la dimensione politica.

Tony Blair non c’è proprio, eliminato, good riddance. John Mayor è raccontato esattamente come lo ricordavo, the dead sheep, confusamente determinato. Harold Wilson accompagna un lungo tratto di storia, soprattutto sociale.

Helen Mirren ovviamente è fantastica ma questo lo saprete già da soli spero.

helenmirren

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