Haruki-san

Quando ho visto questo libro sullo scaffale della biblioteca ho pensato, ma Murakami chi, Haruki, Ryu o Takashi? Forse Kanako? Poi ho pensato, sarà Haruki sicuramente.

Murakamisan

E’ un volume che racconta qualche aneddoto grazioso che non conoscevo, c’è una lettura proppiana che ci ero arrivata anche io, e insomma nel complesso è una lettura godibile.

Tranne che la traduzione mi fa rabbrividire ogni tre righe. Dovevo sospettarlo dal titolo, Murakami così, senza nome, Murakami chi, ma tu che scrivi in che rapporti sei con questo Muramaki che gli ometti il cognome? Il cugino? Non credo, visto che nel titolo originale il nome c’è, ho controllato. Ma il vero problema è che, nel corso del testo, chi scrive si riferisce a Murakami Haruki chiamandolo Haruki. Haruki. Così, senza un cognome, un suffisso, un niente. Ma chi sei suo fratello grande? Il prof delle medie? Ma si può fare? Ma siamo sicuri che fosse così nel testo? Ormai nelle traduzioni dei mangia si mantengono le forme di cortesia, siamo capaci. A me il nome sa solo così fa rabbrividire.

Le cortesia giapponese è estenuante ma ci si abitua in fretta e si nota subito la mancanza. Un pomeriggio una donna in negozietto di Yanaka mi diede il resto con una sola mano (dopo che io le avevo dato i soldi con entrambe) e io rimasi spontaneamente orripilata.

Poi perché è in un onsen? E’ un onsen?

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