Alfredino nel pozzo

Sono andata a Modena, non ci andavo da un secolo, per via del centro irraggiungibile e della puzza, paradossalmente mancando la zona pedonale, visto che nella cosidetta zona pedonale si può transitare liberamente in scooter – cioè praticamente se sei asmatico e ti dimentichi a casa il Ventolin è la volta che schiatti sul serio. Non ci sono agevolazioni per la auto ibride, vuoi mai che poi c’è meno rumore e puzza, e mi scoccia che i soldi dei vari parcheggi compresi quelli a raso, per un maligno accordo comunale, se li intasca una ditta privata per i prossimi quarant’anni, inoltre non esistono i parcheggi pubblici di interscambio con navetta inclusa come in un tutte le città normali, quindi io parcheggio gratis lontanissimo, nella zona del celebre maniaco tagliagomme, accanto alla zona degli scippatori di Samsung e poi scarpìno, mi ci vuole un sacco di tempo, è fattibile solo in ferie.

A proposito, sono in ferie! La scocciatura è che al pomeriggio mi viene la febbre, non so perché, è una noia.

Il centro è architettonicamente pregevole ma la flora non c’è e la fauna è atroce. Ci sono certe vecchiarde in pelliccia di carnivoro ingabbiato, che manca solo il talloncino penzolante io sono una vecchiarda, a garantire l’originalità della vecchiezza intellettuale. Almeno sono un po’ diminuite in numero le solite LV, vere e finte, e grazie al cielo anche le ubique finte mezzaluna Borbonese. In compenso l’altra settimana c’è stata la delirante manifestazione sulle scie chimiche (santa pazienza).

Sono passata di fronte alla pizzeria dimessa che mi è simpatica nonostante sia frequentata prevalentemente da cadetti dell’Accademia (quella che mi impedisce di visitare il Palazzo Ducale dichiarato zona militare) e per un attimo ho creduto avesse chiuso, poi ho creduto che avesse cambiato gestione, insomma è tutta ristrutturata e infighettata, con nuovo nome, diciamo che ora si chiama Il Cadetto Impettito. Ovviamente non si chiama davvero Il Cadetto Impettito, ma il senso è quello. Dentro ci sono gli stessi gestori comunque. Che altro dire, l’enorme Zara che doveva aprire, quello che per concedergli i permessi hanno cambiato le regole del commercio in centro storico, indovinate chi è stato, ma certo, il mio arcinemico, Sitta, l’ex assessore all’urbanistica, non ha ancora aperto, che ne sarà di noi senza Zara. In compenso ha aperto Sephora, quindi mi sono presentata pavoneggiandomi con la mia tessera nera dandomi grandi arie da donna cosmopolita. Poi sono andata in fumetteria a spendere i punti che avevo raccattato in giro per la casa l’altro giorno facendo le pulizie e mi sono portatata a casa un lussuoso artbook di Inio Asano, autore per il quale stravedo.

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Intanto in campagna giungono notizie di assalti a case e appartamenti, dove le casseforti vengono divelte, i rolex rubati, gli ori sottratti, per decine di migliaia di Euro ogni unità abitativa.

Noi abbiamo pagato l’esosa Tares. In palestra si lamentavano, in sala pesi, che era esosa. Quindi cos’hanno pensato di fare, i sollevatori di ghisa (i clienti), di smettere di fare la raccolta differenziata per vendetta. Un ragionamento dalla logica solida. La politica nazionale ti irretisce per anni con la promessa di eliminare l’Ici, per chiedere il tuo voto mentre sotto il tuo naso impone prima l’Imu che è più cara, poi tre tasse nuove tre, Tares Tarsi Tasi che non so perché mi fanno sempre venire in mente Cloto Lachesi e Atropo, e tu per vendetta smetti di fare la raccolta differenziata, che serve essenzialmente per abbattere di costi del tuo comune, così sei proprio sicurissimo che alla prossima occasione il comune ti chiederà ulteriori soldi.

A stare in ferie ho anche letto un po’ di stampa nazionale e visto un po’ di tv non sportiva. Che roba inutile, ho smesso subito. Ho avuto mezza giornata di infatuazione per LaEffe, ma alla lunga ha questa atmosfera troppo salottiera edificante per me, ma non lo sapete quanto puzza il mondo là fuori? Quanto alle notizie sui circuiti tradizionali, arrivano due-venti giorni dopo che sono passate su Twitter, e arrivano in stile stampa scandalistica.

C’è poi questo dibattito offensivo sulla riforma del lavoro, particolarmente la flessibilità in uscita. Insomma l’obiettivo palese è che nel privato la gente normale smetta di lavorare o lavori gratis. Non è una novità intendiamoci, farebbe comodo a molti che un bel po’ di gente normale smettesse di lavorare o almeno di guadagnare e diventasse un tantino indigente e nei tempi medio-lunghi incolta. La faccenda della piena occupazione maschile e 50% circa femminile (che comunque già era bassa, paragonabile al Giappone che è notoriamente ostile all’occupazione femmnile), con il suo corredo di potere d’acquisto, vita relativamente tranquilla, figli che studiano, disegaglianze sociali poco marcate, dava chiaramente molto fastidio. Il piano è in marcia da una decina d’anni almeno, ma si è visto particolarmente bene con il governo Monti, la scienza del ripristino delle classi sociali a partire dalla fondazione di una nuova ampia classe di schiavi come ai bei tempi andati. La borghesia a velocità di crociera, nelle professioni, nelle istituzioni e nei grandi gruppi aziendali a comandare o lavoricchiare (a seconda delle inclinazioni e magari diciamocelo anche del genere), e gli schiavi nel privato a produrre. Ma non è ovvio che questa storia della flessibilità in uscita serve esclusivamente come diversivo esattamente come l’Ici? Mentre vi sollevano dall’Ici, vi infilano altre tasse più esose. Mentre vi impoveriscono l’Articolo 18, vi impongono leggi che spingono i CoCoPro e le partite IVA nella disoccupazione. Vieti la rinnovabilità delle collaborazioni (Fornero), ti fai un pianto e giuri che è per favorire l’occupazione, ma intanto il collaboratore a fine contratto diventa un disoccupato, finchè trova un nuovo contratto da collaboratore altrove, perché non hai istituito agevolazioni all’assuzione. Allora disarmi l’Articolo 18, giuri che è per favorire le assuzioni, ma intanto il collaboratore non lo assume nessuno, perché non hai istituito un salario minimo per i CoCoPro mentre il dipendente per quanto tu lo renda licenziabile ha comunque un salario minimo che ad oggi è più alto di quanto viene pagato un CoCoPro. Ora, non è che di istituire agevolazioni all’assuzione e il salario minimo per i CoCoPro la politica nazionale si è scordata. No, ha proprio fatto apposta a non farlo. Inizialmente per far digerire agli industriali l’aumento della pressione fiscale. Ma il piano a lungo termine, della legge Treu e della riforma Biagi, è sempre stato evidentemente quello di fondare le basi per un nuova ampia classe sociale di schiavi, unico metodo storicamente garantito per sostenere una classe agiata che diriga (o parassiti) professioni, istituzioni e grandi gruppi aziendali, incassi cassaforti, indossi carnivori ingabbiati e noleggi Lamborghini con la targa temporanea illeggibile.

Nel frattempo per consolarsi lo schiavo ha almeno il permesso da autorità locali retrograde e clientelari di sgasarmi in faccia fumi di PM2, persino in zona pedonale, sognando l’apertura di un enormissimo Zara.

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