Millennio di fuoco

Questo nuovo romanzo di Cecilia Randall, è troppo breve. Solo 400 pagine. Capisco che sia la prima parte di un dittico, ma come si fa, solo 400 pagine, solo 4 giorni. A Natale avevo già finito.

Leggi più lentamente, dirai.

Certo, come se fosse facile. Cecilia Randall ha un periodare talmente fluido e una padronanza della materia fantasy, che si legge come in un sistema privo di attrito.

Avete presente l’omino negli esercizi di fisica, l’osservatore. Che osserva il moto di un oggetto, di solito c’è un piano inclinato, e devi sapere il coefficiente di attrito, o calcolarlo, dipende dal problema.

Bene, nel sistema di lettura di Cecilia Randall, con me come omino osservatore, l’attrito non c’è.

E’ una sensazione parecchio piacevole.

Comunque, ormai è un pezzo che ho finito questo romanzo, a causa della sua brevità. Scherzo eh Ceci. Io a scrivere 400 pagine ci metterei 400 anni.

A proposito, questo Medioevo eterno, questo Sturm und Drang. Pensavo, d’accordo, la guerra impedisce, anzi regredisce il progresso sociale. Ma la guerra, tristemente, favorisce il progresso scientifico. Mi aspettavo quindi che questa umanità eternamente medievale impazzasse imbevuta di religione sconvolta e di superstizione apocalittica, il tutto in uno scenario tecnologico tipo steampunk. Invece questa umanità eterneamente medievale langue imbevuta della solita religione perfettina, la solita superstizione con le streghe, e scienza niente di niente. Immagino che sia perché il punto è il romanticismo tedesco, che notoriamente se ne strafrega della scienza e pure tutto sommato della società, quello che interessa al romanticismo tedesco è la forza interiore dell’individuo.

Va bene, difatti in questo senso Seija e Raivo son due personaggi ideali.

[spoiler da qui in poi]

Tanto che io mi sento un po’ in colpa. Raivo solletica il mio disgusto per l’umanità. Già a pagina 122 non sopportavo più gli imperiali ossequiosi, elegantini e falsi e tifavo per i manvar. I manvar! Che secondo la regola dell’estrangement sono poi l’umanità dell’umanità, cioè la parte meno disgustosa. Quindi immaginate con quanto piacere ho letto le restanti 280 pagine, dove il mio disgusto per l’umanita, quantomeno nella sua parte più disgustosa, viene non solo solleticato, ma anche elaborato, giustificato, e incarnato da un antieroe romantico bello e furente, con un antieroina finnica e riluttante, per di più in un sistema senza attrito.

Insomma una lettura per me godibilissima ed estremamente autoindulgente.

Però, non so bene come prendere il cliffhanger. Seija apparentemente decide di sposare l’imperiale, in modo da garantire protezione al suo popolo marginale e minoritario e per unire l’esercito più potente possibile contro i vaivar. Ma Seija conosce tutto della vicenda di Raivo. Quindi non le è ovvio che in questo modo Raivo uscirà di senno e darà fuoco all’intera Europa? Capisco che insomma, tra la solita umanità quotidiana disgustosa e una umanità meno disgustosa che però incidentalmente è anche diversa e mostrida oltre che crudelmente vendicativa, l’educazione invita a scegliere il disgusto quotidiano. Però dal punto di vista strettamente tattico, questa scelta di Seija è proprio una condanna a morte, quello vi uccide tutti e ciao. Una morte onorevole? Non siamo mica Klingon, con questa storia della morte onorevole. Quello vi uccide tutti in 20 pagine.

Ma visto che la seconda parte sarà di almeno 300 pagine (confido), altrimenti non era un dittico, Seija certamente troverà il modo di toccare la diversità, la mostruosità e la vendetta. Sarà molto bello, la parte dove si impara a toccare la diversità e la mostruosità è sempre la mia preferita, miei riferimenti culturali nell’infanzia la bella e la bestia e il soldatino di stagno. Mi godrò un sacco anche la seconda parte, ne sono certa. Poi però ci sarà una redenzione temo. Speriamo non troppo retorica. Niente redenzione è irrealistico. Quindi spero non troppo retorica. Devo ancora digerirmi la brutta fine strumenale di Snape.

seija

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