Non costa niente

Non ho ben capito se Non costa niente di Saulne vuole essere una storia edificante o solo di formazione. La vicenda è particolarmente banale eppure attraente, forse per via dell’ambientazione esotica e insieme attualissima, Shanghai. Ma le stesse dinamiche, epifanie, bellezze e traversie in una città Europea da Erasmus (o prima in epoca Inter Rail), ammettiamolo, sarebbero apparse molto meno interessanti. Queste faccende giovanilistiche le abbiamo vissute un po’ tutti, niente di nuovo.

Mangiare meno di 500 calorie al giorno nella società dei consumi patetici e dello spreco deliberato di cibo può sembrare una decisione sovversiva, ma non lo è, è semplicemente qualcosa che può accadere ad un certo punto della vita per banale mancanza di soldi, oppure per un disturbo alimentare. Tutto qua.

Solo una cosa non mi torna. Secondo la mia personale esperienza del mio personale diguno giovanilistico per mancanza di soldi, dopo un paio di settimane succede una cosa inaspettata e apparentemente illogica. Arriva da chissà dove una quantità di energia fisica travolgente. Puoi camminare camminare, correre, nuotare, ammazzarti di fatica e ti senti ogni giorno meglio. Da dove viene questa energia? Io credo si tratti di un adattamento evolutivo per superare i periodi di carestia preistorici. Comunque è molto utile quando non si hanno soldi per parecchie settimane in viaggio. E’ anche molto pericoloso se si soffre un disturbo del comportamento alimentare, perché porta a credere di essere potentissimi e cristallini. Ora quello che non mi torna è perché il protagonista di Non costa niente non sperimenta questa fase allucinatoria del digiuno. O forse lui crede di camminare perché è l’unica attività urbana che non costa niente, ma in realtà sta cercando di impiegare la sconvolgente energia che gli è arrivata con il digiuno e che non ha saputo riconoscere come energia.

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