Les cerisiers fleurissent malgré tout

keiko ichiguchi

Keiki Ichiguchi, Les cerisiers fleurissent malgré tout

Certo, a meno che arrivino gli operai del comune con le motoseghe. Nel mio quartiere è rimasto un solo ciliegio, perché gli altri intralciavano il percorso del tosaerba comunale e quindi sono stati eliminati. Comunque, si, assolutamente, anche dopo il terremoto, anche dopo lo tsunami o magari l’alluvione, se è rimasto in piedi almeno un ciliegio e noi siamo ancora vivi, ha senso fare l’hanami.

Quando ho programmato il mio viaggio in Giappone, ho scelto il periodo dell’hanami attentamente. Ho consultato i servizi di previsione della fioritura, ho controllato le previsioni del tempo, l’andamento delle temperature, ho paragonato foto e date. L’ho fatto perché ne avevo l’opportunità e perché ero curiosa, ma convinta tutto sommato che si trattasse più che altro di esagerazioni estetizzanti da shojo manga. Non sospettavo che in sole 48 ore sarei diventata una fanatica dell’hanami peggio che le sorelle Makioka. Ci sono cose in Giappone che avevo in programma di fare e vedere e poi non ho fatto né visto, perché da un certo punto in poi pensavo solo ad andare alla ricerca dei ciliegi di quartiere. E appena mi sedevo sotto il ciliegio, arrivava qualcuno, di solito un gruppetto di anziani con mappa (dei ciliegi), confermandomi l’atmosfera di follia collettiva, forse follia zen, non so, non lo sa neanche Keiko Ichiguchi.

Il fatto è che io i ciliegi, nella mia regione di agricoltura intensiva, li avevo sempre visti innestati e potati per la produzione, messi in fila a fare le ciliegie e abbattuti alla prima occasione, esattamente come gli animali da reddito. Non avevo mai visto i ciliegi ornamentali, centenari, piantati e cresciuti a creare il piccolo scorcio oltre il muro di un tempio, l’impressionante panorama da una collina in piena città, il cimitero notturno con il vento e i rami bianchi che tremano, una strada tutta rosa lungo il fiume, la baracchina del fritto con i petali che ci piovono sopra, direttamente sul tuo fritto. Quando negli shojo manga la protagonista è avvolta da un vortice di petali di ciliegio quella non è una metafora, è proprio così veramente. Ci sono talmente tanti petali di ciliegio ovunque che li trovi appiccicati all’asfalto quando esci dalla metropolitana, e a volte al ristorante appendono qualche ramo fiorito al soffitto, così non rischi di rimanere senza petali e avere una crisi di astinenza. Centinaia di varietà, che fioriscono in momenti leggermente diversi armonizzando un parco per un hanami lungo due mesi. Infinite sfumature dal bianco al rosa. Il ciliegio piangente, capite, il ciliegio piangente!

Andrea Ascari durante l’incontro di ieri con Keiko Ichiguchi alla Biblioteca Delfini ieri ha fatto bene a specificare che anche noi emiliani abbiamo il terremoto e anche noi abbiamo i ciliegi, per di più, siamo cresciuti con gli anime, almeno noi intorno ai quarant’anni.

Proprio per questo, niente in Giappone mi ha sorpreso come l’hanami, e al mio ritorno, guardando le foto, ogni singolo italiano mi ha chiesto “ma poi le ciliegie chi le raccoglie?”, non riuscendo a comprendere come quegli enormi ciliegi ovunque, carichi di fiori, fossero sfruttabili per la produzione, e non riuscendo ad immaginarne altro scopo.

Un po’ come quando mi trovo a spiegare che no, le osmie non fanno il il miele, si, tengo api che non fanno il miele, e mi devo guardare la vostra espressione I don’t understand, fatevi una maglietta, con dietro scritto I stil don’t understand. Insomma mi irritate tanto che divento un cattivo di Sherlock.

Bene, io adoro Keiko Ichiguchi. La ricordo negli anni ’90 quando lavorava con i Kappa Boys e io stavo a Bologna e passavo più tempo di quanto fosse ragionevole passare da Alessando Disribuzioni, e da allora è stata una presenza discreta e costante. Ho letto la sua opera omnia e apprezzo il suo approccio culturale e le sue tavole tanto bianche. Trovo anche delizioso che abbia sposato un fumettista italiano, e che fumettista, Andrea Venturi, autore del mio numero preferito di Dylan Dog, e che firmi una striscia umoristica sul loro matrimonio, Andrea no issho (Insieme ad Andrea).

Ora Keikosan ha in progetto di scrivere un saggio sul periodo in cui anime e manga sono arrivati in Italia, com’è andata, cosa ne è poi stato di noi. Non vedo l’ora.

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