Strike Out

Io mi dispiaccio sempre quando l’atleta italiano fa il commento razzista senza rendersi conto di quel che dice e delle conseguenze internazionali.

Prima Valentina Marchei che descrive come “musi gialli” le temibili avversarie asiatiche (Varsavia 2007), poi Carlotta Felito che per criticare il favore delle giurie internazionali per la federazione americana dice che l’unica maniera di vincere è “dipingersi la faccia nero” (Anversa 2012), ora il baseball Parma che fa un video parodia con blackface.

L’Italia è certamente un paese molto xenofobo, anche internamente, dove il muliculturalismo non è che ai faticosi violenti albori. Paese conservatore, bigotto, con un passato di colonie africane e canzoncine fasciste, alleato di Hitler durante la Seconda Guerra mondiale ricordiamolo sempre, non esiste ancora una educazione al multiculturalismo, non esiste nemmeno la nozione, figurarsi le parole.

L’italiano medio non sa cosa si indende per appropriazione culturale e non conosce le implicazioni statunitensi del travestirsi da persone di colore, in particolare secondo stereotipi molto codificati. Ha una vaga familiarità con l’estetica del blackface ma non è consapevole che oggi negli Stati Uniti sia tabù. L’italiano, per di più, non è neanche bianco nel senso di wasp, è italiano, quindi è un privilegiato mondiale si ma fino a un certo punto, se vogliamo parlare di check your own priviledges.

Insomma, se è vero che negli Stati Uniti si esagera a volte con il politicamente corretto, è anche vero che in Italia si esagera spesso col provincialismo.

Comunque mi dispiaccio primariamente per gli atleti, chiariamo, che poi pagano le conseguenze, tra l’altro di sport minori che avrebbero tanto bisogno di sponsor e attenzione.

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