Her

Che mi rimane di Her a distanza di qualche settimana, del suo futuro nè utopico nè distopico, niente minacce sanitarie imminenti, niente alieni che ti si mangiano dal didentro, niente postapocalissi, nemmeno astronavi coi bottoni, tutto normale, si va a lavorare, si va a cena fuori in posti ridicoli, a fare una gitarella, si gioca coi videogiochi, ci si veste da hipster bolognese, con i colorini da hipster bolognese. LA è sempre lei sempre bella ma un po’ strana, come futuristica e allo stesso tempo più a portata di pedone, che sensazone curiosa, ecco come si potrebbe migliorare LA, scopro poi che alcuni esteri sono stati girati a Shanghai.

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Che poi, questo è un po’ utopistico alla fine, Los Angeles, il vento e la luce del Pacifico, anche la nebbia quando serve, ma d’avvezione non di smog, persino l’isola di Catalina, ma allo stesso tempo le sopraelevate pedonali di Shanghai e una metropolitana come si deve, fuse insieme che nemmeno te ne accorgi.

In effetti  quando bisogna fare una LA futuristica si risolve in questo modo dai tempi di Blade Runner, con l’atmosfera asiatica, però qua pare un po’ di stare in certe enclavi californiane bianche dove l’unico non WASP è il messicano chino a terra che toglie i seccumi dalle petunie, ma non c’è nemmeno quello, quindi forse dopotutto si tratta di una distopia sociale con postapocalisse, tutti i non WASP hanno fatto una brutta fine, talmente brutta che non ci dicono neanche quale.

Prendiamo anche l’ufficio di colori pastello. Quello è addirittura illegale secondo me con le norme vigenti, che prescrivono i piani non riflettenti di colori neutri. Utopia o distopia? A me piacerebbe un ufficio colorato, invece della solita privazione sensoriale.

Comunque a rapporti umani siamo sempre nella solita situazione, la città, la solitudine, la fine dell’amore, direi realistico, al massimo realismo magico visto che c’è il software senziente pacchettizzato.

Carino eh, un po’ lunghetto. Se lo facevo io l’editing, veniva 40 minuti di meno. Finale inafferabile (si ravvede? Non si ravvede? Probabilmente si ravvede ma si rassegna anche).

Insomma cosa mi rimane, una gran voglia di rivedere Bright Lights Big City. Quello era un film sulla città, la solitudine e la fine dell’amore.

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