Etihad

A me dispiace per i dipendenti Alitalia in esubero, come mi dispiace per tutti i dipendenti del privato, che non conoscono la sicurezza del posto di lavoro, stanno in ufficio 14 ore, fanno 10 giorni di ferie all’anno, guadagnano uno sputo e tutti li schifano perché non sono utili alla società. Però, la Signora P., ecco la Signora P., iniziale di fantasia, magari per la Signora P., non dico un licenziamento senza ammortizzatori sociali, no certo, però un prepensionamento, forse sarebbe anche auspicabile.

La signora P. è una dipendente Alitalia, personale di terra a Malpensa, che era addetta al mio check-in qualche tempo fa quando sono andata ad Abu Dhabi con Etihad. Etihad è partner Alitalia da anni, per questo hanno avuto la bella idea ora di investire, e per questo utilizza già da tempo personale Alitalia (quindi se poi si dovessero trovare male, gli diremo cosa vi aspettavate).

Ora, io sono claustrofobica e quando volo intercontinentale in economy (cioè sempre) mi premuro di prenotarmi per tempo un sedile decente, non quello vicino al cesso con il sedile che non si reclina, perché so da esperienza diretta che se mi siedo lì, tra la sesta e la quattordicesima ora di volo mi viene un attacco di panico, perchè la persona davanti mi reclina in faccia e tutti mi toccano mentre vanno in bagno, per quanto innavvertitamente. Ovvio che se non mi prenoto per tempo un sedile decente e mi presento al check-in così come sono, è sicuro che mi viene assegnato il posto vicino al cesso con il sedile che non si reclina, perché il personale del check-in di qualunque compagnia ha istruzioni di assegnare esso posto ad una persona di piccola statura, dal fisico flessuoso e aspetto low key. Va bene, capisco, peccato però che io sono claustrofobica, scusate. Quindi mi prenoto un posto decente per tempo e al check-in mi premuro di controllare che non me lo cambino a tradimento. Decine di voli intercontinentali, e nessuno mai ha provato a cambiarmi il posto a tradimento.

Tranne la Signora P.

Malpensa. Che già è un brutto aeroporto. La Signora P. sorride con aria ingenua e mi allunga la mia carta di imbarco. Io la ispeziono e noto il cambio di posto. Le dico, non mi avrà messo nel posto davanti al cesso con il sedile che non si reclina. Lei mi guarda fingendo di non capire, mi dice nooo è un posto ottimo. Io la guardo e dico, controlliamo. Estraggo dalla tasca la stampa del seating plan ricavata da Seat Guru e le mostro che mi ha assegnato proprio il posto vicino al cesso con il sedile che non si reclina, al posto del mio sedile decente prenotato e prepagato. Lei finge di non capire cosa rappresenta quella strana stampa con i seggiolini. Sorride di nuovo  con aria ancora più ingenua, quasi sdentata a intenerirmi con quella faccenda pascoliana del senza il biancor di denti e mi dice, è stato il computer, non posso più modificarlo.

Naturalmente, essendo che sono claustrofobica sul serio, all’imbarco identifico la purser (la purser è quella che sa, che comanda, che ottiene), spiego l’accaduto, la terrorizzo con la prospettiva di un attacco di panico e lei mi produce immediatamente una nuova carta di imbarco per un sedile decente, mentre accanto al cesso con il sedile che non si reclina viene spedito un asiatico di bassa statura, dall’aria flessuosa e abbigliamento low key, che per di più poco prima aveva piantato una grana per eccesso di bagaglio a mano.

All’arrivo, il mio bagaglio è danneggiato, per a prima volta in 25 anni che volo. Buffa coincidenza.

Ora. Cosa dobbiamo pensare della Signora P.? Che raggira i passeggeri con il suo sorriso ingenuo e se la indispettite non rivedrete mai più il vostro amato bagaglio? Oppure che dopo trent’anni nell’aviazione civile davvero non ha mai visto l’allestimento di un Airbus A330? In entrambi i casi, un prepensionamento probabilmente non sarà poi una grande tragedia. Con gli ammortizzatori certo. Li pago io volentieri, anche se nel settore in cui lavoro non ci sono e per me nessuno li pagherà, li pago io come ho pagato, meno volentieri, due salvataggi pubblici di Alitalia in passato.

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