Mishin Camp

L’altra settimana ero a Pinzolo e ho assistito agli allenamenti del Mishin Camp. Intanto bisogna dire che il palaghiaccio di Pinzolo è un impianto vecchio ma dignitoso. Facilmente raggiungibile a piedi dal centro, accanto alla pineta, ci sono pure le rondini che nidificano sotto gli spioventi e qualcuno ha installato sotto ogni nido una mensola di legno, diciamo dei pararondini, così non ti cascano pezzi di nido in testa quando passi (e se cade un rondinino forse la rondine lo recupera).

Per non parlare del significativo striscione Welcome Alexei Mishin.

Intorno al palaghiaccio, ma in tutto il paese in realtà, circolano juniones russi in tuta luccicante, accompagnati da qualche madre. Ho anche visto una vecchia berlina targata Brno con un pattinino appeso allo spechietto retrovisore, parcheggiata.

Pinzolo è verdissima in questa stagione. La gente tiene in cortile certo orti meravigliosi con arbusti di lampone alti due metri, e in Val Genova ci sono i fiori e le cascate ancora un po’ innevate. Abbiamo anche preso tanta acqua, così tanta che mi è entrato un po’ di umido negli scarponi di Goretex e in un rifugio ho pittorescamente appeso una maglietta ad asciugarsi davanti al camino.

Naturalmente al palaghiaccio mi sono messa i pattini anche io, negli orari di apertura al pubblico s’intende, ma sfortunatamente nessun talent scout di Mishin mi ha notato nè segnalato per le olimpiadi di Pyongyang. C’era in effetti in pista una donna che mi osservava, che poi ho avvistato nell’entourage di Mishin, ma mi guardava pensando “basta che non s’ammazza”.

Ora ho i soliti lividi, che da quando hanno tolto dal commercio il Lioton con dentro l’eparina non so pù come fare e mi andranno via a Natale, e se in ufficio mi dimentico di alzarmi in piedi e fare un giretto almeno ogni paio d’ore poi avverto un vago fastidio al ginocchio sinistro (che ovviamente si è addossato la fatica del pattinaggio libero, dove è permesso girare solo in senso antiorario). In realtà ho fatto anche trekking e nei giorni successivi sauna, idromassaggio, una seduta di palestra e un allenamento in piscina e non ho sentito niente, è solo con l’immobilità che duole, e devo dire un pochino anche nuotando a stile.

Comunque, ci sediamo sulle gradinate di buon’ora per assistere al functional warm up. Mishin è sul ghiaccio, con pantaloni rossi e un piumino Moncler marrone. Si gira verso di me, si avvicina e mi apostrofa. Panico. Che ho fatto? Ho le spalle chiuse? Gli addominali non tenuti? Oddio che ho fatto? Lo sgardo poco volitivo forse? In realtà ce l’aveva con Logan, che aveva estratto la macchina fotografica. Evidentemente temeva che fossimo spie di Morozor. Ci siamo scusati profusamente.

Mishin

Il functional warm up è l’allenamento più interessante di tutti dal punto di vista tecnico. Avrei molto voluto partecipare. C’era un adolescente alto e principiante che mi chiedo cosa ci facesse lì, perché lui si e non io? Io eseguirei tutto con il massimo dell’impegno e baderei a ogni correzione. E Mishin penserebbe “basta che non s’ammazza”.

Pausa tè nel ridente bar del palaghiaccio dove tutti parlano russo e la barista non so come se la cava comunque sorride. Forse adesso che lo sci non è più alla portata di tanti italiani come era negli anni ’80 e gli sciatori russi ci hanno sostituito sulle piste, chi lavora nel turismo ha imparato un po’ di russo.

Dopo il fucntional warm up, c’è il jump basic, dove ho avuto modo di osservare per bene Elizaveta Tuktamysheva, che tra l’altro nel corso della giornata ha anche provato pezzi di un suo nuovo programma. Dicono che è ingrassata, sarà, a me è sembrata magrissima, è proprio vero che la tv ti aggiunge 10 chili. Mishin la chiamam Liza. In pista c’era anche ovviamente Tatiana Mishina, insieme a certi juniores impressionanti, in particolare una certa Masha che penso fosse Maria Stavitskaia e anche Elizaveta Nugumanova che mi risulta minacciosa pure con i codini biondi. Se diventa famosa io ve l’avevo detto.

A fine mattinata c’è la classe di balletto ma quella purtroppo non si vede. Che invidia, la classe di balletto, anche quella la farei volentieri, basta dirlo e io mi porto le calze e le mezze punte (ma come al solito dovrei mettermi dove c’è la giunta degli specchi in modo da dimezzarmi la silhouette). Al posto della classe di balletto noi siamo andati a fare un giro per riprenderci dal gelo, con una passeggiata in pineta e al sole lungo il Sarca, seguita da un piatto di uova alla tirolese, un tegamino rovente con le uova su un letto di patate rosolate con la cipolla.

Saranno stati i pini, il cielo blu, la cipolla, la prima lezione del pomeriggio è stata qualcosa di paradisiaco. C’è questo biondone sinuoso che non ho idea di chi sia, qualcuno mi aiuti, che dirige la lezione di skating skills su quello che sembra un notturno ma non so, qualcuno mi aiuti. Mi si sono gelati i denti tanto sono rimasta tutto il tempo a bocca aperta. Se uno si era un attimo scordato perché in un periodo della vita pattinava, ecco a quella lezione se lo ricorda.

Nel mentre Mishin somministra lezioni private in un angolo (che poi nelle ore di pattinaggio libero non rifanno il ghiaccio e quando passi negli angoli ci sono certi solchi tremendi fatti da Mishin in persona e io ci ho pattinato sopra).

No, non c’era Plushenko, Plushenko è currently in Japan per una serie di esibizioni. In compenso da queste esibizioni giapponesi è trapelato il nuovo programma corto di Yuzuru Hanyu per la prossima stagione (è anche uscito il calendario del Gran Prix se vi interessa). Ciao Parisian Walkways, ci hai dato tante soddisfazioni, ciao, benvenuto Chopin.

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