Marina

Ingenuamente credevo che agosto sarebbe stato un mese tranquillo per fare visita a Marina Abramovic alla Serpentine Gallery in occasione della sua performance 512 Hours. Pensavo, ormai chi voleva andarci c’è andato. Invece, nel primo pomeriggio c’era la solita fila di due ore, composta da ritardatari vacanzieri e da habitué che a quanto pare vanno a trovare Marina ogni settimana.

Come vicini di fila mi sono purtroppo capitati due fumatori italiani neolaureati del DAMS o come si chiama ora, quindi l’alternativa era trattenere il fiato ascoltando le loro vicende di sperimentazione artistica, oppure camminare su e giù allontanandomi dalla queue in modo molto rude ma contando sulla comprensione degli altri vicini, una varia fauna studiatamente vestita di nero con assortiti accenti di creatività, tutti un po’ nervosi, comprensibilmente.

In ogni caso ero determinata a non partecipare ad una performance di Marina Abramovic con sintomi asmatici, anche perché lei si era evidentemente impegnata per fornire un ambiente salubre dove fare la fila, verde, tranquillo e ombreggiato, cioè il cortile della Serpentine Gallery.

Si poteva anche andare in bagno. Ora, io sono contraria a chiamare le persone famose per nome come se fossero nostro cugino. Ma in questo caso farò una eccezione, perché io Marina l’ho incontrata per la prima volta in bagno. Uscivo dal bagno della Serpentine Gallery per tornare al mio posto in fila quando ho notato che oltre la porta principale pioveva improvvisamente a dirotto. Mentre valutavo il da farsi un’assistente alla porta ha lodato la mia maglietta, io mi sono girata per ringraziare e lì ho visto Marina, vestita di nero, con i capelli raccolti, che entrava nel bagno da cui io ero appena uscita, incrociava una ragazza altissima che camminava con le spalle indietro e il bacino avanti come una supermodella, ridicolmente ignara ragazza.

Marina aveva un’aria esausta e molto dolce.

E’ stato lì che ho capito che non avevo nulla da temere, prima un po’ ovviamente temevo, tipo di essere presa a sberle durante la performance o qualcosa del genere, allora mi consolavo pensato che sarebbe stato comunque un ottimo aneddoto. E invece, 512 Hours di accoglienza. Ma non mi sembrava carino aspettare Marina fuori dal bagno, stanca com’era, quindi sono tornata in fila, guardandomi intorno con trionfo, io so qualcosa che voi non sapete, Marina è molto dolce e va anche in bagno, non ci prenderà a sberle, ne sono sicura.

Marina

Funziona così, fanno entrare due-cinque persone per volta, man mano che la gente esce dalla galleria, ma ho avuto l’impressione che con il procedere del pomeriggio lasciassero entrare più persone, forse per non deludere, forse perché un po’ di affollamento nell’ultimo paio d’ore non è grave. Ti timbrano la mano e ti fanno entrare in una stanza guadrata, centrale alla galleria, dove ci sono due panche, un boccione dell’acqua e un centinaio di armadietti a chiave dove bisogna lasciare tutto. Poi passi davanti ad una panca dove sono appoggiate molte cuffie antirumore, se vuoi ne prendi un paio, e sei dentro.

Lo spazio è costituito da tre stanze, dipinte di bianco, soffitti alti, luce naturale. Nella prima stanza c’è un rialzo in legno ampio e largo, con intorno quattro brandine militari. Alcune persone sono in piedi sul rialzo, mentre ogni brandina contiene una persona sdraiata coperta da un lenzulo blu. Tutti hanno gli occhi chiusi e le cuffie sulle orecchie. Alcuni camminano con passi cauti. Una donna scalza con calzettoni forse apposi sta immobile in piedi con le mani in alto, apparentemente in atesa di uno stato di trance che non arriva. Le altre due stanze sono ai lati, in una ci sono una dozzina di altre brandine militari, tutte occupate. Alcuni si sono giustamente tolti le scape prima di stendersi. Nella terza altra stanza c’è Marina, che cammina in slow motion, passettino passettino per mano con un tale. Altri tali camminano passettino passettino in solitaria, particolamente assorti.

Io sono piuttosto stanca perché sonoin giro dal primo mattino e poi ho fatto per due ore la fila sotto il sole, il nuvolo e la pioggia in compagnia di connazionali che mi soffiano in faccia catrame combusto. Vorrei sdraiarmi in una brandina ma non ce ne sono libere, inoltre sono certa che se mi sdraio mi addormento all’istante e mi perdo tutto, e alla fine deve venire Marina Abramovic in persona a svegliarmi con un gong. Quindi torno nella stanza iniziale e mi siedo per terra.

Ah, è comodossimo. Morbido pavimento. Incrocio le gambe e le mie ginocchia toccano immediatamente terra, che relax.

Stacco le orecchie dalle spalle, la sommità del capo è appesa al soffitto con un filo sottile, non peso sul pavimento, come ad una lezione di sbarra.

Osservo gli aiutanti di Marina che si aggirano tra il pubblico. Invitano uno a salire sul rialzo, a un altro posano le mani sulle spalle chiedendogli di chiudere gli occhi, un terzo lo portano per mano nell’altra stanza. Non sono ben distinguibili dal pubblico, visto che la gran parte della gente è comunque vestita di nero, ma non mi concentro a fare considerazioni immersive perché sono troppo impegnata ad assaporare la comodità del pavimento e ad apprezzare il fatto che posso starmene seduta quanto voglio, bella tranquilla, senza dover andare da nessuna parte, fare niente, dire niente, nè subire ordini, se non quello di mettermi in piedi su una predella, sdraiata in una brandina militare, o di fare passettino passettino per mano a Marina Abramovic, attività che in ogni caso sono poi libera di abbandonare in qualunque momento.

Noto che Marina attraversa la sala, lentamente, saluta qualcuno sottovoce, forse un’amica, le luccinano gli occhi. Poi sale sul rialzo di legno e appoggia le mani sulle spalle di un tizio, chiudendo gli occhi. Rimane lì. Poco più in là, in piedi, immobili, muti, stanno i due neolaureati puzzolenti del DAMS. Noto come sono tanto più piacevoli, ora che non mi soffiano in faccia trigger asmatici e stanno zitti.

E’ tutto merito di Marina Abramovic.

Penso a come Marina Abramovic ha reso più gradevoli tutte le persone con cui ero prima in coda. E’ una magia. Chiudo gli occhi soddisfatta. Ogni tanto li riapro, la combinazione della persone inorno è leggermente cambiata. Chiudo. Riapro. Un assistente ha invitato con un gesto una prsona in una brandina ad alzarsi. La brandina è libera. Vorrei occuparla io ma sono certa di addormentarmi profondamente. Riapro gli occhi, vedo Marina che mette a dormire un signore nella brandina. Riapro gli occhi e vedo Marina che esce piano piano dalla sala. Forse deve tornare in bagno, penso.

E’ tutto così rlassante, capisco perchè c’è gente che ci torna ogni settimana.

Ad un certo punto, mi rendo conto che Marina manca da parecchio tempo. In un angolo, gli assistenti si abbracciano, anche loro hanno un’aria molto stanca. Vedo che uno di loro dice qualcosa sottovoce ad una persona del pubblico. O forse è un altro assistente, è in nero. Poi un altro. Un altro. Questi se ne vanno. Diventa abbastanza evidente che siamo già arrivati all’ora di chiusura.

Nella stanza degli armadietti la gente si fotografa. Vedo che all’uscita c’è un po’ di fila, quindi mi attardo. Bevo. Riprendo le mie cose.

Mentre esco dalla galleria, mi rendo conto che c’è Marina in piedi sulla soglia della galleria. Saluta chi se ne va uno per uno. tocca subito a me, mi stringe la mano, mi guarda negli occhi e mi ringrazia. Io sorpresissima la ringrazio. Marina ha le mani morbide, naturalmente vi interessa saperlo.

Vado a prendere il bus leggera leggera. Magari avere uno spazio urbano pubblico dove ogni tanto si può stare seduti a fare niente. Ok, si può stare seduti in silenzio in biblioteca, ma si suppone che tu legga o studi. Si può stare seduti al parco, ma il parco è molto codificato, o sei con i bambini, o sei in pausa pranzo, o sei a fare un picnic. Se autorizzato a non pensare a niente mentre guidi, purchè tu guidi. Ci sono i mezzi pubblici, ma ti stai spostanto quindi c’è il tempo mentale del viaggio. Non si sfugge, se vuoi stare seduto a far niente devi pagare una lezione di meditazione da qualche parte.

Qui il video che Marina ha fatto quella stessa sera, fate clic sul numero 58.

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