Kingdom

Di solito Banana Yoshimoto è perfettamente giapponese nel suo amore per la natura tutto astratto, estetico e funzionale. Un’ikebana di belle sensazioni insomma, dove il mondo naturale esiste solo per essere composto ad arte. Per esempio i delfini vengono messi nei delfinari, con tutto quanto comporta, per ispirare meravigliosi sentimenti nelle visitatrici. Ora non ricordo se in Moshi Moshi o altrove, la protagonista minacciava in continuazione di andare al delfinario, uno stress per il lettore contrario alla cattività dei mammiferi marini in particolare se di grandi dimensioni.

Mi sono quindi molto stupita quando nel primo capitolo della quadrilogia del Regno, uscita ora in Italia alla buon’ora dopo più di 10 anni con il titolo di Andromeda Heights, la protagonista parla male della cattività dei cetacei. Certo lo fa al solo scopo di descrivere la personalità della nonna, che per un periodo della vita aveva vissuto costretta come una “balena allevata in una vasca”. Eppure lo fa, mostrando una qualche competenza etologica.

Shizukuishi, mi pare, è uno dei personaggi di Yoshimoto più distanti dalla voce narrante. Più ancora il sensitivo Kaede, per non parlare di Kataoka. Eppure sono sulla pagina, sono riconosciuti la possibilità del diverso, amati anche, una ricerca dell’umanità che non si comprende.

Ora mi chiedo dove porterà Kingdom.

Kingdom

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