Buk

Ecco, ora sono a disagio persino alle fiere dell’editoria. Che ne sarà di me.

Ieri sono andata a Buk, che è un festival locale della piccola e media editoria, finora sono stata a tutte le edizioni e avevo già notato che di anno in anno l’offerta incontrava sempre meno i miei gusti, ma a disagio persino, in mezzo ai libri, questo è allarmante.

Intanto io libri sull’esoterismo, a meno che li abbia scritti Paul Roland, non li leggo. Facciamo che è una questione di gusti e amici come prima. No, non voglio neanche il pendente mistico in argento allegato. No, il reiki no, grazie. Su questo mi sento sul serio in imbarazzo perché so bene che tanti pazienti oncologici hanno fiducia nel reiki ed è una faccenda delicata. Ma il reiki proprio no. Scusate.

Qui il problema è più che altro la fantasy. Se un terzo degli espositori era esoterico, un terzo era fantasy di autori locali. Ora, io non ho niente contro la fantasy di autori locali, per carità, tant’è che leggo sempre con entusiasmo i libri di Cecilia Randall che una volta era persino mia collega di ufficio. Prendo anche le cotte adolescenziali per i suoi personaggi. No, non Raivo, il suo amico.

Comunque io non devo dimostrare niente a nessuno.

Ho letto tutto Shannara. Conosco i dettagli più intimi dellla vita sentimentale di Lestat. Potete interrogarmi sull’opera omnia di Marion Zimmer Bradley. Difendo Tolkien contro quelli che hanno la fissa che è fascio. Tutte le mattine guardo Sailor Moon con devozione. Per l’amor del cielo, sono in grado di avere una conversazione su Game of Thrones!

Ma abbiate pazienza, può certamente essere che i vostri libri fantasy siano bellissimi, però questa esperienza che ovunque mi giro c’è un autore locale di fantasy che mi fissa voglioso da dietro una pila di suoi fantasy con lo sguardo questa qui secondo me è disposta a comprarmi e leggermi, è stata sgradebole. Una dozzina di standiste, alcune in costume medievale, hanno cercato di mettermi in mano cartoline promozionali ridicole e io ho dovuto dire di no e mi sono sentita molto in difficoltà. Ad un certo punto stavo per pronunciare la fatidica frase, sapere quella che dicono in tanti, soprattutto le signore della mia età.

No a me la fantasy non piace, guarda, non riesco proprio a leggerla.

Giuro stavo per dirla. L’avrei detta. Se non fosse che in quel momento mi è caduto l’occhio su un titolo.

La ragazza dalle ali di serpente.
La ragazza dalle ali di serpente? Adesso va bene tutto, ho dichiarato a voce alta, ma i serpenti non hanno le ali. Un serpente con le ali si chiama DRAGO.

Nessuno ha avuto il coraggio di tentare di rifilarmi la cartolina.

Passiamo ora al capitolo erotica, l’ultimo terzo degli spositori. Sapete che adesso va di moda questo genere harmony piccante. Nulla in contrario, sempre che, intendiamoci, io non vi debba poi leggere per davvero. Capisco che non c’è niente di male. Ma essendo che negli anni ’90 mi è capitato di interessarmi di cultural studies e incidentalmente di transformative works ho letto parecchia fanfiction, quindi non mi impressionerete certo con titoli di questo tenore (finalisti di non so che premo softporno in fiera):

Il nipote della vedova (uuuhhh addirituttra una vedova)
Il lato vuoto del letto (almeno non senti russare)
L’inferno di Rebecca (che esagerazione)
Le liceali ai  Parioli (squallore)
Viola come un livido (beh dipende se c’è il consenso…)
Vieni con me (sarà una buona idea?)
Lasciami entrare (almeno questo sa che ci vuole il consenso)

Gli altri sono anche peggio, non ve li trascrivo.

Bene, ora che sono ufficialmente a disagio ai festival dell’editoria, inoltre vi confesso non mi interessa niente degli ebook, ma proprio zero, posso tornare a dedicare i miei fine settimana al bird watching nel fango delle zone di riequilibrio ecologico.

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