Wild

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Non credo che Cheryl Strayed abbia scritto Wild con l’intenzione di essere letta da qualcuno che sta preparando il WCT, nè che Reese Witherspoon abbia mai considerato l’eventualità durante la lavorazione del film.

Mi trovo in questa condizione e spero che entrambe apprezzino la grande attenzione ai dettagli tecnici e logistici che sto prestando.

Non che io stia sottovalutando gli aspetti tragici della vicenda, ma sono grata per il senso dell’umorismo di Strayed (mi ha quasi convito a comprare il fischietto più potente del mondo) e per l’abnegazione di Whiterspoon che ha girato in inverno in Oregon fingendo che fosse estate (questo si chiama recitare).

Insomma è una fortuna che dagli anni 90 ad oggi sia tramontato il bastone da trekking facoltativo e siano oggi considerati indispensabili gli hiking poles (i miei saranno a nolo perché non si possono portare in aereo). Per non parlare dei pantaloni a vita alta. Nel film l’abbigliamento è stato aggiornato non solo perché una tenuta da trekking anni 90 sarebbe apparsa esteticamente atroce, ma anche perché chi potrebbe mai oggi pensare di percorrere 20 chilometri al giorno indossando pantaloni a vita alta e magliette di cotone larghe, il solo pensiero atterrisce.

L’altro giorno sono persino andata a comprare una confezione di cerotti idrocolloidali. Li ho sempre snobbati nella vita per via dei miei trascorsi di pattinaggio artistico (pattinaggio artistico = vesciche perenni = non ci fai più neanche caso) e grazie alle mie azzeccate (finora) scelte in termini di scarponi da trekking, ma se Strayed dice che i cerotti idrocolloidali sono fantastici allora servono anche a me. Ad ogni buon conto ho comprato anche una confezione di cerotti normali. Pare che sia impossibile completare il WCT senza vesciche ma si favoleggia che un tizio una volta ci sia riuscito, questo è un aspetto che mi incuriosisce molto, la condizione finale dei piedi. Confido comunque di salvare le unghie, sempre grazie agli scarponi (finora) azzeccati. Non ho studiato punte abbastanza a lungo per avere una reale esperienza di traumi alle unghie però, quindi staremo a vedere.

Conversare con i commessi dei negozi di outdoor tenendo in pugno la situazione, convincere la gente che no, non sei un vagabondo bensì un backpacker, essere seguaci di Ray Jardine ma riuscire a sbagliare sempre qualcosa.

E’ enormemente confortante e molto divertente leggere Cheryl Strayed.

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