Acne Awareness Month

Ho in grande antipatia le narrazioni dove un problema fisico ti rende una persona migliore, più forte, più consapevole, più empatica. Per non parlare dell’orribile retorica della battaglia contro la malattia, dove il malato combatte e vince oppure perde (cioè muore), come nemmeno nel peggior incubo cognitivista di George Lakoff.

Io non ho sofferto di niente di specialissimo nella vita, io molto banalmente ho avuto l’acne giovanile in una forma diciamo piuttosto evidente, diciamo pure un’acne bubbonica, per dieci anni. I primi cinque particolarmente sfiguranti.

Mi ha provocato un effetto paradosso. Sono diventata più cinica in generale, meno solidale rispetto alle questioni di immagine corporea, e non ho avuto modo di sviluppare ansia sociale dato che ero troppo impegnata a comprare cosmetici, e comunque io non avevo un problema di immagine corporea è proprio che avevo dei bubboni sulla faccia, e quanto all’ansia sociale la situazione non poteva essere peggio di così, poteva solo migliorare, e infatti con i cosmetici migliorava molto e io me ne rallegravo.

La mia faccia però non migliorava tanto quanto quella di Em di My Pale Skin. Quanto mi sarebbe stato utile questo tutorial 30 anni fa! Secondo me il primer all’epoca nemmeno esisteva.

Però non mi posso lamentare, anche io mi sono truccata molto e con successo, anche io avevo a disposizione cosmetici adeguati, e non avevo nemmeno il problema dei social network criticoni, in effetti gli insulti anonimi non esistevano, al massimo c’erano gli scherzi telefonici.

Il makeup è la cosa migliore che possa capitare ad una persona con l’acne. Sgombriamo il campo da facili sentimentalismi. Non sono gli amici che ti salvano, non è Ian Curtis, non è Stefan Edberg e nemmeno la famiglia, è il makeup. Mi correggo, la famiglia può in effetti salvarti, quando ti dice si, hai il permesso di truccarti quanto ti pare per nascondere l’acne, eccoti qui un flacone di fondotinta di Helena Rubinstein.

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Ora mi direte che bisogna accettare i proprio difetti e bla bla bla, solo imparando ad accettarsi bla bla bla. Come se fosse colpa nostra che non sappiamo accettarci. Ma quali difetti? Difetti rispetto a che? Rispetto allo standard estetico corrente? Accettare i propri difetti rispetti allo standard estetico corrente, buona fortuna. Sembra una gran fatica oltre che una sconfinata perdita di tempo. A che serve? A formare il carattere? L’acne non è un difetto, è  un processo infiammatorio. Non c’è proprio niente da accettare. E neanche da combattere, ormai io sono una vera seguace di Lakoff. C’è da ridurre l’infiammazione e dove questo non è possibile da coprirla con un bel correttore e sperare che passi. Acquisire competenza nella lettura dell’INCI vi formerà il carattere molto più di un lamentoso processo di accettazione.

Ora mi direte eh ma le donne sono costrette a truccarsi mentre gli uomini no, è un’ingiustizia, gli uomini non si truccano. E io dico poveretti. I ragazzi con l’acne non si truccano solo perché la società glielo vieta. Ma se potessero spalmarsi sulla faccia una crema magica che fa sparire l’acne ne comprerebbero immediatamente un bidone dal ferramenta, e senza tanti scrupoli.

Manca solo che mi diciate che non è bello delegittimare i problemi altrui e questo è vero, non è bello delegittimare i problemi altrui. Ma avrete notato che nella comunicazione edificante si affannano tutti a dirvi che siete bellissime così come siete. Ecco, secondo me questo invito ad accettare i vostri difetti dovete ribaltarlo. Dovete vederci invece la conferma che i vostri so-called difetti non sono difetti. Sono condizioni. Più o meno sgradevoli, più o meno trattabili. In alcuni casi trattabili col makeup. Non è una battaglia. E’ solo un po’ di shopping.

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