Hamlet

Ora che tutti hanno visto Amleto almeno via NTLive, posso finalmente scrivere il mio commento senza timore di spoiler. Insomma ormai non è più un segreto che alla fine Amleto muore.

Io ho visto Amleto al Barbican due sere di seguito il mese scorso, il pacchetto completo, quinoa di Benugo, birretta semiartigianale, Hamlet, appello per Save the Children, stage door, bus notturno. Naturalmente ero in possesso dei biglietti da oltre un anno.

Naturalmente mi sono goduta l’esperienza, la recitazione, le scene sontuosissime. Purtroppo però non mi piaciuto l’adattamento e ho detestato la direzione. Questa idea di un Amleto infantile, contornato di giocattoli, che si nasconde dentro un castello di cartapesta e fa i capricci, non fa per me. Capisco l’intenzione, capisco che si possa trovare un intrigrante parallelo con il play-within-the-play, capisco che si intendesse dire che Amleto finge la pazzia attraverso la regessione all’infanzia, ma comunque io dico no ad Amleto che cantilena le sue battute. Amleto dovrebbe spezzarti il cuore.

Almeno adesso abbiamo capito perché c’erano i bambini sulla locandina.

Comunque Cumberbatch è stato molto caro ad uscire poi in strada al freddo, con la pioggerella e in mezzo ai fumi di scarico, per firmare autografi e scattare selfie, nonostante fosse palesemente esausto e magro emaciato. Intendiamoci, era molto bello lo stesso, aveva anche i suoi capelli rossi ricci che sono i miei preferiti. Da vicino (intendo a portata di mano) i suoi occhi sono proprio completamente trasparenti. Raggiungerlo non è neanche stato troppo complicato, è bastato un passo elastico, poi ho dovuto sgomitare un tizio giapponese (aveva la mia stessa età, quindi mi sono sentita autorizzata) e per mezz’ora sono stata costretta ad ascoltare impassibile i discorsi di due tipette agghindate, tutto qui.

– I already knew Rosencrantz and Guildenstern, that’s strange
– They’re from another play
– Oh my tweet is getting retweeted

Comunque mi sono astenuta da autografi e selfie, spero che Cumberbatch mi ricordi come l’affascinante ed enigmatica donna sotto la pioggia.

Per il resto ho avuto occasione di chiarirmi come mai è stato tanto criticato per la raccolta fondi a Save the Children, che si è svolta ogni sera all’uscita, dopo accorato appello dal palco. Dall’Italia non mi era per niente chiaro, anzi ero parecchio stupita, visto che di solito quando si abbraccia una causa, qualunque essa sia, si viene accusati di non pensare ai bambini. Poi arriva uno che pensa ai bambini, e non va bene neanche così! Fatto sta che sul posto mi sono resa conto, per cose lette e sentite in giro, che Cumberbatch ha offeso un violento sentimento antiprofugo strisciante. Insomma c’è chi accusa Cumberbatch di volere i profughi in UK e di manipolare le sue giovani e impressionabili fan a questo scopo.

Santa pazienza.

Comunque l’apertura è molto bella, molto tenera, non vedevo l’ora che si alzasse il sipario la seconda sera (meno male che non rimesso il monologo al suo posto nell’atto III). Solo non riesco a togliermi dalla testa l’immagine di Amleto vestito da soldatino dentro al castello di cartapesta, con Rosencrantz e Guildenstern che per uno spero involontario esito di casting sembravano Simon&Garfunkel.

Un giorno Cumberbatch sarà un pochino meno famoso (non glielo sto augurando, intendiamoci), e allora potrà recitare in una produzione shakespeariana vera. Io ci sarò. Spero che quella sera pioviggini, e che i taxi in fila siano diventati tutti ibridi.

ben

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