Bateman

Il mio rapporto controverso con Victoria BC inizia una sera d’estate di dieci anni fa, appena arrivata da Prince Rupert via Inside Passage, poi in auto da Port Hardy, il tutto preceduto da una settimana in tenda nelle Rockies dell’Alberta. Città graziosa Victoria BC, tutta cesti di fiori e tè delle cinque. Ma anche folla, traffico, smog e vacanzieri urlanti. Avevo difficoltà a camminare per strada perché la gente si avvicinava troppo. Pensavo, è perché mi sono disabituata alla città, alla gente.

Quest’anno sono arrivata a Victoria BC da Vancouver. Certo, tutta tesa a raggiungere poi il Pacific Rim, ma con il tempo e l’agio di acclimatarmi. Eppure, stesso effetto. Troppa folla, troppo smog, vacanzieri urlanti, spazio vitale scarso. Per non parlare della tragica situazione fognaria e delle allarmanti carrozze a cavallo al semaforo in mezzo ai suv.

E come al solito la Emily Carr House era chiusa  negli orari in cui ero libera.

bonmacaron

Mi sono consolata con il Munro Books, certo, e con una breve puntata da Roots. Ho mangiato i macaron allo yuzu e assistito al delirante balletto degli harbour ferry.

Non crediate che io stia scherzando.

Ma la consolazione migliore è arrivata dal Robert Bateman Center. Da dove è spuntato? C’era anche dieci anni fa e non me ne ero accorta? Comunque meno male che c’è.

Ho familiarità con il lavoro di Robert Bateman da quando qualche anno fa sono stata a Toronto e il mio padrone di casa era un wildilife artist quindi a colazione si parlava sempre di puzzole. Non ho alcun difficoltà a riconoscere una qualità impressionista nel realismo di Robert Bateman. Lui si picca sempre di essere definito detailed quindi sarà contento.

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