Occhi di frammenti di granito

WCTboot

Io non sono per niente Cheryl Strayed, non vado nei boschi per compiere un viaggio interiore, io sono più che altro Bill Bryson.

Ma, soprattutto, quando vedo una montagna, adesso, posso osservarla con lentezza, soppesandola con gli occhi stretti di chi la sa lunga. Occhi di frammenti di granito.

Bill Bryson, Una passeggiata nei boschi

Fondamentalmente nel West Coast Trail il mio obiettivo era quello di completate un Grande Hike Significativo, con la frontiera il wilderness e tutto, diventare un accomplished hiker, ottenere una certificazione ufficiale, qualcosa che mi permettesse finalmente di ridere in faccia a quei sedicenti montanari che mi accusano di essere solo una donnetta di pianura.

In pratica io ho avuto bisogno di parecchia preparazione atletica ma nessuna particolare preparazione mentale, andavo in effetti già bene così com’ero, esattamente come sospettavo fin dall’inizio. Se il West Coast Trail mi ha cambiato in qualche modo allora mi ha cambiato fisicamente, nel senso che ora le attività ordinarie, dal trekking in collina alla lezioni di fit cross, mi risultano ridicolmente agevoli.

D’altra parte, quando al ritorno ho visto le foto del mio viaggio non ho potuto far a meno di notare quanto sono effettivamente allegoriche di un qualche viaggio interiore. Certe scale, non si vede nemmeno la fine.

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Una persona mi ha chiesto a cosa pensassi mentre camminavo per sei ore di fila lunga la spiaggia. Io però non pensavo a niente. Ero tutta concentrara a non soccombere, non avevo tempo per ragionamenti astratti.

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Anzi sulle scale ero addirittura costretta a spegnere la neocorteccia, altrimenti perdevo l’equilibrio. In particolare dovevo chiedere a tutti i presenti di non parlarmi, perché se mi si riaccendeva la neocorteccia d’improvviso rischiavo di finire nel dirupo. Insomma lunghi silenzi, visto che mi ci voleva un’eternità su ogni scala. Quelle scale, sembrano tanto metaforiche, ma credetemi, con uno zaino da 11 chili addosso sono terribilmente faticose sia da salire che da scendere, una fatica mostruosa, altro che metafora. E davvero certe volte non se ne vede la fine, delle scale, letteralmente. Ma vi dirò, avere la neocorteccia spenta è una sensazione affasciante che mi piacerebbe provare di nuovo, per questo mi sto interessando alla slackline, ho il sospetto che funzioni un po’ come le scale del WCT ma senza la fatica mostruosa delllo zaino da 11 chili sulle spalle.

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Comunque dopo aver a lungo considerato l’aspetto allegorico delle foto del mio hike, sono giunta alla conclusione che non si è trattato di un viaggio interiore a mia insaputa, ma della solita questione proppiana che ben sappiamo. Considerando Morfologia della fiaba e Le radici storiche dei racconti di magia, possiamo dimostrare che queste foto appaiono allergoriche perché come tutte le narrazioni umane esse sono proppiane. Nel cuore della narrazione umana essenzialmente c’è il viaggio nel bosco, con una dinamica che tendiamo a tracciare e riconoscere. Se poi andiamo a cercarci un vero bosco, operazione complicatissima essendo che i boschi li abbiamo eliminati quasi tutti dal mondo reale, ecco che avviene qualcosa di specialissimo.

WCThike

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