Everest

Ero abbastanza curiosa di sapere se Everest il film avrebbe sposato la versione di Krakauer o quella di Boukreev dei fatti del maggio 1996, ma alla fine le ignora entrambe. Everest il film racconta per sommi capi di una dozzina di persone che scalano una montagna molto alta durante una tormenta.

Gli argomenti interessanti vengono tutti ignorati, come per esempio come si fa l’acclimatazione, quanto dura una bombola di ossigeno, quanto pesa, chi è che tiene aperte le vie sul ghiacciaio e come, chi è che installa le corde fisse come e perché e quando. Cosa si sta facendo per la spazzatura. Cosa si sta facendo per i cadaveri. Cosa di sta facendo per l’instabilità sociale.  Per i rischi corsi dagli sherpa. Perché l’ascesa non è contigentata. Com’è che ci si ritrova a in fila per 2 ore ad aspettare il proprio turno all’Hillary Step che nemmeno in tangenziale all’ora di punta.

Come ci si sente a fare i ricchi occidentali bizzarri. Come ci si sente a conquistare un wilderness che di fatto non esiste più.

A me piace Krakauer perché parla di queste cose, lo capisco, Krakauer è un alpinista ma non è un veterano degli ottomila, la sua visione è sostanzialmente esterna. Boukreev è più difficile da ascoltare perché lui è, era, un veterano degli ottomila, un alieno.

Comunque sono un po’ preoccupata per questa stagione. L’anno scorso nessuno è salito in vetta per via del terremoto, l’anno prima per via delle valanghe. Quest’anno ci sarà la fila tripla!

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