Nike Free

Le mie vecchie Tiger si sono rotte, così da un po’ di tempo cercavo un paio di sneaker minimali ma le Nike Free costavano sempre troppo. Qualche giorno fa ne ho trovato un paio con lo sconto del 50% ma erano nere con la suola fucsia, che ormai è un tormentone da palestra per dimagrire oppure nella migliore delle ipotesi la celebrazione del quarantennale del punk. Però 50% di sconto su un paio di Nike Free sono davvero tanti soldi e quindi comprate.

Ovviamente sono molto comode, flessibili, con un bel roll in avanti, ammortizzate sotto al metatarso, supporto laterale significativo e soprattutto un sacco di spazio per allargare le dita. Insomma ideali per chi, come me, usa spesso i fivefingers.

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Quello che non mi aspettavo era di ricevere in giro commenti sul colore della suola. Io porto tante cose diverse e nessuno si stupisce mai di niente, quindi come mai d’improvviso questa suola colorata attira l’attenzione.

Poi mi sono ricordata di uno spiegone di Stiletto Academy e cioè che una suola colorata funziona da ammiccamento esplicito.

Io credevo di avere imparato tutto quello che mi serviva nella vita, a questi propositi, da La scimmia nuda di Desmond Morris, ma bisogna ammettere che Desmond Morris non era abbastanza competente scarpe.

E insomma va bene così, 50% di sconto sono comunque un sacco di soldi.

Però mi ha fatto pensare al motivo per cui non porto più tacchi e cioè principalmente che non ne ho mai voglia e in secondo luogo che sul lavoro funzionano meglio le derby.

Io portavo sempre i tacchi in azienda, li trovavo autoritari, minacciosi, mi aiutavano a scrivere più in alto sulla lavagna e a guardare meglio negli occhi i miei interlocutori (che sono quasi sempre uomini). D’altra parte però mantenere la postura necessaria tutto il tempo, su e giù dalle scale, dalle auto, per ristoranti, sale riunioni, moquette aziendali scollate e legniresina con gli interstizi, era piuttosto faticoso. Ed ero l’unica a dover fare tutta quella fatica, mentre gli altri incedevano sicuri e confidenti nelle loro bellissime scarpe formali da uomo, con le quali  puoi fare il primo ministro britannico o inseguire il bus con pari eleganza e comodità, anche contemporaneamente.

Mi sembrava, il loro, un privilegio bello e buono. E allora l’ho voluto anche io, il privilegio. Church’s. Shannon. Ora quando un tizio in full business attire mi guarda, io gli rimando lo sguardo “eccoci qui, a scarpe ci capiamo proprio bene”.

D’accordo la markedness della donna che deve essere cavalcata come empowerment. D’accordo il polpettone sull’obbligo della femminilità e la necessità di porsi in modo confrontazionale per non soccombere.

Ma uscire un po’ dalla dinamica bellica distende la conversazione e lascia più tempo per il lavoro. Se guardate i talk di Sarah Kay secondo me è molto chiaro (e notate le sue scarpe).

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