Non credi che ce li ho anch’io i miei confronti

Al paese c’è la festa dell’unità e spopolano le magliette il futuro è di chi lo cambia, credo riciclate dalla campagna renziana di due anni fa. Certo come no, il futuro è di chi lo cambia e gli altri possono pure crepare, particolarmente se sono a basso reddito, malati, a rischio di ammalarsi per cause ambientali, politicamente indifesi o bestie protette dal CITES.

Oggigiorno questo è considerato un pensiero di sinistra e io ne prendo atto. Non ha senso intestardirsi e somatizzare, è necessario riconoscere il nemico politico dove esso si trova. Dopotutto la qualità della mia vita è molto migliorata da quanto ho abbandonato il PD.

E a quanto sembra, non l’ho abbandonato solo io, il PD. Per questo un in bocca al lupo ai nuovi sindaci 5stelle, per quanto nemmeno il movimento 5stelle mi vada particolarmente a genio. Abbiate pazienza, sono una vecchia piantagrane.

Quando ho iniziato a vedere Dov’è Mario, il nuovo lavoro di Guzzanti, ero persino un po’ scocciata. L’intellettuale di sinistra sconfitto dal berlusconismo ha le crisi di identità. Argomento trito, roba di dieci anni fa. Nei primi due episodi mi sono consolata col fatto che Guzzanti era spesso poco vestito. Finalmente una buona notizia, Guzzanti senza camicia. Ma poi. Il terzo episodio è radicale. Il quarto è resistenza. La genialità di Dov’è Mario sta nell’assenza della lagna e sta nella fedeltà che, mi pare, ognuno deve a se stesso.

guzzanti

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