Hiroshi Shiba dei poveri

Secondo me Gabriele Mainetti registicamente è un genio visionario e anche un tecnico interessantissimo. Pure nella direzione degli attori, superlativo.

Io però di Lo chiamavano Jeeg Robot non sono riuscia a digerire il soggetto e la sceneggiatura. A quanto dice Wikipedia, di questo dovrei lamentarmi con Nicola Guaglianone.

Ora, tanto per capirci, io adoro i film con i protagonisti maschili. Non ho proprio alcuna obiezione nè difficoltà morale o materiale a identificarmi con i protagonisti maschili. Il mio film preferito è Withnail&I. Coltivo una mania trentennale per Sherlock Holmes.

Poi, ho più o meno la stessa età di Mainetti e Guaglianone. Stravedo per i robottoni fin dalla fine degli anni Settanta. Da bambina trovavo commovente l’uomo ragno. La mia tesi di laurea era di cultural studies sulla fantascienza.

Per tutti questi motivi, io dico no all’ennesimo supereroe in crisi di identità tra vita squallida e responsabilità sociale. Basta! Abbiamo quarant’anni! Abbiamo capito. Deve pur terminare, ad un certo punto, la stagione degli omaggi nostalgici e del consolarci con la nostra infanzia pop.

E non mi va di vedere una comprimaria femminile che è solo un plot device con le tette. Strepitosa l’attrice, Ilenia Pastorelli, con l’ausilio della direzione di cui sopra. Ma io un personaggio femminile che è esclusivamente innocenza e sensualità a servizio dell’evoluzione del protagonista, peraltro un’evoluzione banalissima, non lo voglio vedere.

Io Alessia non la voglio vedere proprio, mi fa star male.

Alla fin fine l’unico personaggio con una costruzione interessante è Fabio il cattivo, cattivissimo. Per il resto, belle le copertine del fumetto, in particolare quella di Zerocalcare (ma anche Recchioni).

jeegrobotzerocalcare

 

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