Hyperversum Next

Io sono una superfan di Cecilia Randall, nonostante questo ho finito per aspettare mesi e mesi che il nuovo Hyperversum Next si liberasse in biblioteca. Ho capito ora che si trattava di un presentimento.

Hyperversum Next è il primo libro di Cecilia Randall che mi ha esasperato, l’ho terminato solo perché ormai l’avevo iniziato.

Non è per via del target più YA del solito. Non ho niente contro le cose YA, anzi, quest’estate un giorno faceva caldissimo e io non ho avevo voglia di fare niente quindi ho guardato un film atroce, fuga dalla poligamia, e l’ho pure seguito con interesse. E non è la copertina, apprezzo questo stile da esperimento anni Novanta col lens flare di photoshop e i faccini teneri dei protagonisti adolescenti (vedi immagine).

Non è nemmeno per via della vicenda sentimentale improbabile. Io se capito su un film stile Rosamunde Pilcher in un pomeriggio libero tiro fuori il ferro e stiro i fazzoletti di stoffa davanti alla tv fischiettando come nella parodia del #fertilityday.

Io di solito adoro l’universo randalliano e i personaggi Sturm und Drang che lo popolano, fin dall’esordio. Stravedo per Ian, Martewall, Manente, Raivo ma soprattutto Herai. Ho le prove.

Ecco, il problema sono i cavalli. Ci sono sempre gli errori equestri nei libri di Cecilia Randall, ma di solito ci sono anche pochi cavalli, di conseguenza i pochi errori non pesano sull’esperienza di lettura (tranne che per un lieve fastidio). Certo sarebbe meglio che in un romanzo di fantasy medievale si curasse la parte equestre, ma capisco che è pretendere molto. Il problema è che questo specifico Hyperversum è pieno di cavalli, cavalli da tutte le parti per di più usati come plot device, quindi errori equestri ovunque. Capisco che essendo il romanzo molto YA non si potevano fare gran ammazzamenti di persone, d’altra parte servivano il dramma, il sangue ecc. e così si uccide qualche cavallo. Questo di per sé non è un problema, a suo tempo mi sono ripresa dalla morte di Artax, posso affrontare tutto. Il problema è che io non so niente di armi nè di strategie belliche (forse un po’ di manovre evasive con le astronavi…), ma di faccende equestri si, quindi mi è molto faticoso leggere cose come “il palafreno nocciola” o il “destriero bianco”. Oppure incongruenze come cavalli legati a carretti della verdura da parte di altrimenti espertissimi scudieri. Assurdità come principianti totali che si reggono in sella al galoppo per chilometri sopra selle storiche. Insomma non vedevo l’ora che i personaggi si chiudessero dentro al castello e ci rimanessero. Ma niente, si era in pieno torneo, di nuovo cavalli.

Ho anche considerato l’eventualità che gli errori fossero stati inseriti apposta. Se vent’anni fa era normale leggere in un romanzo sentimentale terminologia equestre corretta, azioni sensate da parte di cavalieri esperti e vicende plausibili di principianti, ora diventa sempre più raro, forse perché i lettori sono sempre più sedentari e gli editor non vogliono metterli in difficoltà con scenari forse deludenti, paroloni difficili o addirituttura la terribile minaccia del dizionario. Questa eventualtà è molto irritante, preferisco sinceramente che si tratti di errori in buona fede.

Insomma ho impiegato un sacco di pagine a capire come mi dovevo immaginare Cimbre (a quanto pare è sauro), mentre non appena Neige è comparso ho dato per scontato che fosse grigio e non albino. Per il resto faccio finta che Marc soffra di vuoti mentali e che Alex sia in possesso di adduttori delle cosce particolarmente potenti nonché di una prodigiosa mobilità della spina dorsale.

Poi ci sarebbe la questione del pulcino. Il pulcino di falco. Espressione molto affettuosa, perfetta per la dedica al figlio bambino. Ma come è possibile che poi nel corso del romanzo i personaggi, omoni medievali dediti allo scannamento, al clangore degli scudi e al vino, parlino di pulcino di falco come se si trovassero in un film Disney? I falchi non hanno i pulcini, hanno i pulli, per l’amor del cielo.

A questo proposito, per non risultare disfattista dirò che in questo romanzo mi è molto piaciuto il tema del rapporto padre figlio. Ma non è un caso che nelle mie scene preferite, Ian e Marc andassero sempre a piedi.

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