Dorifora

victoriaalbert

La seconda stagione di Victoria è stata molto istruttiva, a mio parere. Che non mi si accusi di intrattenimento vacuo.

Abbiamo visto Ada Lovelace e il suo calcolatore. Albert ne è subito rimasto affascinato e Victoria s’è ingelosita. Nella sua educazione di heir presumptive era ingiustamente mancata la matematica, quindi per recuperare organizza un ricevimento invitanto anche Faraday.

Poi c’è stato l’episodio ambientato alla corte di Francia, dove Victoria viene derisa dalle dame perché va in giro senza makeup e con una borsetta kidult fuori moda. Allora Victoria manda Skerret a cercare un tutorial di Clio e così si presenta a cena truccata, inorridendo Albert che aborre la finzione e l’affettazione. Albert si lamenta anche del parco di Versailles perché troppo all’italiana invece che romantico, non è possibile dedicarsi alla Waldeinsamkeit, quindi va a parlare con i giardinieri a proposito delle potature, ma sulla strada trova una bella cascata e allora si fa un bagno nudo.

L’aitante e colto Albert è irresistibile quindi Victoria ha un bambino ogni due episodi, dopo il fallimento del metodo anticoncezionale consigliato da Lehzen nella prima stagione (saltare sul divano, immagine di seguito). E’ dato storico che Victoria non fosse proprio contentissima di essere sempre incinta, quindi in questa stagione si parla esplicitamente di depressione post partum, consultando addirittura la sempre autorevole nonna Tyrell (Diana Rigg, direttamente da Game of Thrones). Io più che altro sono preoccupata dalla velocità con cui procede la serie, perché sappiamo tutti cosa succede dopo il figlio numero nove.

VictoriaLehzen

In una finestra di sei mesi senza gravidanze, Victoria e Albert visitano poi la Scozia, lei ispirata da Waverly, lui dal wilderness. Questa parte per me è stata molto interessante, perché ho da poco scoperto che il paesaggio scozzese come lo conosciamo è sostanzialmente una invenzione vittoriana (libro illuminante).

Altro dato storico, la carestia delle patate in Irlanda. L’episodio è davvero eccellente, la questione irlandese è spiegata in modo impeccabile, complimenti all’autrice Daisy Goodwin. Mi ha sorpreso perché di solito nel sistema scolastico (britannico e italiano) la carestia delle patate è affontata in modo vago ed ellittico, io personalmente ho avuto il quadro completo solo all’università. Difatti negli UK molti spettatori erano ignari e ci sono rimasti male.

Si è anche parlato in modo esauriente di sifilide, sanguisughe, politiche economiche di protezionismo riguardo i prezzi del grano e non è mancato l’argomento coppie omosessuali (anche qui nonna Tyrell è stata all’altezza della situazione).

Infine, nell’episodio natalizio, abbiamo assistito agli albori della tradizione dell’albero di Natale nel Regno Unito, ad opera di Albert.

Nel frattempo è stata confermata la terza stagione di Victoria, ottimo esempio di come ogni rilettura del passato è sempre specchio del presente. Comunque speriamo che rallentino il ritmo in modo da tenere in vita Albert il più a lungo possibile.

 

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